Lombardia, ufficializzate linee guida per uso agricolo sfalci

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Milano, 30 mag. (askanews) - La Regione Lombardia ha dato una interpretazione ufficiale sull'utilizzo in ambito agricolo degli sfalci verdi derivanti dall'attività del florovivaismo. La Nota, chiesta dalle associazioni di categoria per chiarire la normativa nazionale, è stata inviata a tutti gli enti provinciali. Il documento, si legge in una nota della Regione, chiarisce come i residui di lavorazione del verde privato e a determinate condizioni tracciate dalla circolare del Mite anche del pubblico, possano essere destinati ad un utilizzo agricolo come sottoprodotto, purché vi sia adeguata tracciabilità tra il punto di produzione e il luogo di destinazione nel quale si realizzi un utilizzo agronomicamente corretto e riconducibile a una buona pratica agricola.

Quando il soggetto che effettua la manutenzione è un agricoltore-florovivaista che raccoglie i residui di lavorazione (come sfalci d'erba e ramaglie) e li riutilizza presso la propria azienda nel ciclo agricolo o per la produzione di biogas, l'attività non viene considerata come una produzione di rifiuto, ma come la gestione di materia nello stesso ciclo produttivo. Quando il soggetto che effettua la manutenzione è un florovivaista non agricoltore manutentore del verde che raccoglie i residui di lavorazione e li riutilizza presso la propria azienda solo come ammendanti, l'attività non viene considerata come produzione di rifiuto, ma come la gestione di materia nello stesso ciclo produttivo.

Se il soggetto che effettua la manutenzione porta i residui di lavorazione a un agricoltore terzo che li inserisce nel ciclo agronomico per la produzione di biogas o per la produzione di materia che usa nella sua attività agricola chiudendo il ciclo del sottoprodotto, il materiale, non configurandosi in partenza come rifiuto, non soggiace alla gestione rifiuti (iscrizione al registro, uso del formulario), ma rientra nella gestione di un sottoprodotto. Il documento di trasporto è il DDS accompagnato dal contratto che identifichi il destinatario e indichi il corretto trattamento (compostaggio) e/o l'utilizzo agronomico.

Come richiamato dalla Circolare del Mite, che fa chiarezza in materia di residui derivanti dalla manutenzione del verde pubblico, quando i materiali non sono qualificabili come esclusi dai rifiuti o come sottoprodotti dovranno essere qualificati come rifiuti. Spetterà quindi all'azienda qualificare il materiale di risulta della propria lavorazione, avendo cura di tracciare il percorso dalla produzione al destino.

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