L'ombra della didattica a distanza torna sulla scuola

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Con un solo positivo in classe si torna alla Dad. La scuola italiana non è ancora esente da questa alternativa alla didattica frontale, per cause di forza maggiore. Diversi i dubbi sulle regole anti Covid-19. La Dad è stato un incubo per studenti e genitori. Un palliativo certo, ma non una sostituzione alle lezioni in un’aula di scuola in cui c’è interazione tra docenti e discenti, con tanto di socializzazione tra i ragazzi. Insomma, la pandemia da coronavirus e la Dad hanno precluso tutto ciò in questi quasi due anni di emergenza sanitaria. I presidi di vari istituti stanno pertanto pensando al metodo delle micro-bolle: limitare lisolamento solo ai contatti strettissimi di chi viene contagiato.

Scuola, basta un positivo per il ritorno alla Dad

Torna l’incubo Dad, tornano gli studenti positivi nelle scuole, a pochi giorni dal suono della prima campanella. Numerose le scuole italiane costrette a riutilizzare la didattica a distanza: da nord a sud. Le classi che sono tornate a seguire le lezioni al pc sono all’incirca cento per ora, ma il presidente di Anp Roma Mario Rusconi ha dichiarato che la situazione è destinata a peggiorare. Alcuni dirigenti scolastici stanno pensando al metodo micro-bolle, ispirandosi al modello tedesco.

Scuola, scatta la Dad con un positivo: il metodo micro-bolle potrebbe salvarci?

Il metodo micro-bolle consiste nel limitare l’isolamento ai soli contatti strettissimi di chi viene contagiato. Come fa sapere tuttavia Open, gli esperti non vedono di buon occhio una simile opzione, poiché i rischi sarebbero molto alti in questo caso. Se venisse utilizzato il metodo micro-bolle si rischierebbe la diffusione ulteriore del coronavirus da parte di soggetti contagiati e contagiosi. Intanto, il Codacons ha incolpato il governo di aver lasciato alcune disposizioni ai genitori, in quanto sono loro a dover effettuare la misurazione della temperatura corporea dei loro ragazzi.

Scuola, un positivo basta per il ritorno alla Dad: parla Carlo Rienzi

Carlo Rienzi, presidente dell’Associazione dei consumatori, ha fatto sapere che dovrebbe essere la scuola a effettuare la misurazione della temperatura ai ragazzi. A causa di ciò è in preparazione una diffida formale nei confronti degli uffici scolastici regionali e del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Anche il Comitato Priorità alla scuola è sul piede di guerra: prevista una mobilitazione in tutta Italia per il prossimo 20 settembre. La denuncia del comitato verte su due temi, da sempre attuali: personale ATA insufficiente e cattedre vacanti.

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