L'omicida di Eleonora e Daniele a Lecce: "Lui mi ha sfilato il passamontagna e riconosciuto"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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Antonio De Marco; Eleonora e Daniele (Photo: facebook)
Antonio De Marco; Eleonora e Daniele (Photo: facebook)

“Il passamontagna mi è stato sfilato da Daniele il quale poi mi ha riconosciuto”. Ha risposto alle domande che gli venivano poste, ma con molti “non so” e nessun perché. Interrogato dal gip Michele Toriello nel carcere di Lecce dove resterà rinchiuso in custodia cautelare, Antonio De Marco, il giovane infermiere reo confesso dell’omicidio di Daniele De Santis e della sua fidanzata Eleonora Manta sarebbe apparso scosso, ma non pentito per quello che ha fatto. Ma soprattutto, non avrebbe fornito spiegazioni sul movente del brutale omicidio programmato nei dettagli per giorni e poi realizzato, almeno nella parte finale, massacrando con decine di coltellate le due vittime.

“Sono colpevole e ammetto di avere ucciso De Santis Daniele e Manta Eleonora. Sono entrato in casa con le chiavi. Ne avevo una copia che avevo fatto prima di lasciare l’abitazione presa in affitto da novembre fino al lockdown. Poi sono ritornato nell’abitazione a luglio rimanendo fino alla metà di agosto 2020”. Con queste parole, riassunte e verbalizzate dagli inquirenti, Antonio De Marco, ha confessato di essere stato l’autore del duplice omicidio dell’arbitro leccese e della sua fidanzata la sera del 21 settembre scorso.


“Durante la permanenza nell’abitazione mi aveva dato fastidio qualcosa. Ho provato e accumulato tanta rabbia che poi è esplosa. Non sono mai stato trattato male. La mia rabbia, forse, era dovuta all’invidia che provavo per la loro relazione..”, si legge ancora nel verbale delle dichiarazioni del ventunenne studente di Scienze infermieristiche durante l’interrogatorio da parte dei magistrati della procura della Repubblica di Lecce dopo il suo arresto.

“Non avendo molti amici e per il fatto che trascorro molto tempo in casa da solo mi sono sentito molto triste (...)”, ha aggiunto De Marco. Poi il racconto della preparazione del delitto: “Per uccidere la coppia (...) ho acquistato il coltello da caccia presso il negozio denominato ”........”. Del coltello me ne sono disfatto. Non ricordo quando ho scritto il biglietto, né ricordo cosa intendessi dire con “caccia al tesoro”. Altre volte ho sofferto di momenti di rabbia (...) Ho scritto solo due giorni prima i biglietti”. Il riferimento è ai ‘pizzini’ su cui De Marco aveva annotato con dovizia di particolari le varie fasi della sua azione. “Sono andato a trovare Daniele ed Eleonora convinto di trovare entrambi. Quando sono entrato in casa i due erano seduti in cucina (...)”, afferma De Marco. E prosegue: “Ho incontrato Daniele nel corridoio il quale si è spaventato perchè avevo il passamontagna. Dopo aver avuto una colluttazione con lui li ho uccisi. Quando ho colpito lui ha cercato di aprire la porta per scappare. Ho ucciso prima lei e poi ho colpito nuovamente Daniele. Dopo aver lottato con loro sono andato via senza scappare perchè non avevo fiato (...)”. Questo il racconto delle fasi cruciali dell’azione omicida.

“Il passamontagna mi è stato sfilato da Daniele il quale poi mi ha riconosciuto. Ho sentito gridare “Andrea”. Loro non hanno mai pronunciato il mio nome. Indossavo dei guanti che poi si sono strappati perdendone forse uno solo o un frammento. Dopo aver compiuto il gesto sono tornato a casa mia sita in via Fleming. Ho dormito fino alla mattina successiva. Mi sono disfatto dei vestiti gettandoli in un bidone del secco di un condominio poco distante dall’abitazione. La fodera faceva parte del coltello che ho comprato (...) Insieme ai vestiti c’erano le chiavi e il coltello acquistato in contanti. La candeggina l’ho acquistata presso un negozio, quella sera portavo al seguito anche uno zainetto di colore grigio con dentro la candeggina, delle fascette ed il coltello nonchè della soda”. Così si conclude il verbale che contiene la confessione di Antonio De Marco.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.