L'omicidio di un ceceno a Berlino diventa spy story. La Germania espelle due russi

Roberto Brunelli

Ormai è una spy story internazionale. L'esecuzione a sangue freddo e in pieno giorno, lo scorso 23 agosto, di un ex miliziano ceceno in un parco a Berlino sta diventando un intrigo che potrebbe pesare sui rapporti tra la Germania e la Russia. Dopo che la Procura federale ha acquisito "numerosi indizi" secondo cui dietro l'assassinio del ceceno-georgiano Zelimkhan Kangoshvili vi sarebbero i servizi segreti di Mosca, il governo tedesco ha deciso di espellere "con effetto immediato" due diplomatici russi dalla Germania.

A quanto rivela lo Spiegel, il ministero degli Esteri ha convocato "formalmente" l'ambasciatore russo, Sergey Nechajev, consegnandoli una nota verbale. Il settimanale, inoltre, riferisce che i due espulsi in realtà di due collaboratori dei servizi d'intelligence: dichiarate "persona non grata", devono lasciare il Paese entro sette giorni.

Accreditati presso l'ambasciatore come diplomatici, sempre secondo lo Spiegel, in effetti erano agenti del Gru, il servizio d'intelligence militare della Russia. Le autorità di sicurezza tedesche avevano sottoposto al governo una lista con possibili "candidati" all'espulsione, alla fine il ministero degli Esteri ha optato per i due collaboratori del Gru. Non è ancora chiaro come reagirà Mosca all'espulsione. Ma lo stesso ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, come riferisce Interfax, ha fatto sapere che "non si dovrà attendere a lungo una risposta: siamo persone di buon senso, e prima cerchiamo di capire cosa ci viene rimproverato".

L'omicidio di Kangoshvili

È tutto iniziato il 23 agosto, quando è stato ucciso il 40nne Kangoshvili, un ceceno di cittadinanza georgiana: uno sconosciuto gli si era avvicinato da dietro in bicicletta in un parco a Berlin-Moabit, e ha esploso due colpi alla testa e poi alla schiena. Dopo poco era stato arrestato un uomo di 49 anni col passaporto russo. Da quando sono scattate le manette, il presunto killer tace: non ha mai risposto alle domande degli inquirenti. A poco più di tre mesi dall'omicidio, il caso ha avuto un'improvvisa accelerazione. Ieri la Procura federale di Karlsruhe ha deciso di assumere l'inchiesta, affermando di sospettare "ufficialmente" che dietro il crimine - compiuto nel Kleiner Tiergarten del quartiere Moabit mentre l'ex ribelle si stava recando ad una moschea - vi sia la Russia.

Gli inquirenti affermano che vi è "un numero sufficiente di indizi" che l'incarico a compiere il delitto sia arrivato da "strutture statali" in Russia oppure della Repubblica cecena. A quanto scrive lo Spiegel, "nel caso si registra un salto di qualità: la Procura federale sospetta la Russia di un atto di terrorismo di Stato su suolo tedesco". Per quanto riguarda la misura decisa nei confronti dei due diplomatici-spia, si afferma che il motivo è "la mancanza di cooperazione" di Mosca nell'inchiesta. A parte la battuta di Lavrov, finora non sarebbe giunta nessuna "risposta di rilievo" dalle autorità russe. Si prevede che Mosca possa decidere a stretto giro di posta di reagire espellendo a sua volta diplomatici o agenti segreti tedeschi dalla Russia.

Era stato proprio lo Spiegel a rivelare che le autorità russe avrebbero contribuito a fornire al presunto killer un'identità falsa: si tratterebbe, scrive ancora il settimanale citando esperti dell'Ufficio criminale del Land di Berlino, "con altissima probabilità", di tale Vadim Krasikov, già sospettato di un omicidio commesso nel 2013 a Mosca. Nei suoi confronti era stato emesso un mandato di cattura poi ritirato.

Il mistero dell'identità dell'autore dell'omicidio

Ora gli inquirenti ritengono che sia lo stesso uomo che sotto l'identità falsa di Vadim Sokolov sia arrivato quest'estate in Europa, con tanto di passaporto altrettanto falso: le autorità russe hanno però sostenuto che il documento fosse autentico. Non solo. Nella richiesta per il visto con il quale Krasikov, alias Sokolov, è entrato in Francia era indicata un'azienda per la quale l'uomo sarebbe stato impiegato come ingegnere: il problema è che il numero di fax indicato condurrebbe, afferma lo Spiegel, al ministero della Difesa di Mosca, che è responsabile anche per il servizio segreto Gru. Sempre secondo gli inquirenti, la vittima era stata classificata dai russi come un "terrorista" e come tale era ricercato.

Zelimkhan Kangoshvili all'inizio degli anni 2000 aveva combattuto nel conflitto ceceno contro la Russia, per poi collaborare con le forze di sicurezza in Georgia e in Ucraina, da dove avrebbe passato informazioni relative ad attività di spionaggio russe. Circa tre anni fa aveva fatto domanda d'asilo in Germania: il sospetto che l'uomo fosse un islamista potenzialmente pericoloso non si è potuto sostanziare. Tutto tace finchè il 23 agosto non è stato avvicinato in un parco a Berlino da un uomo in sella ad una mountain-bike che gli esplode due colpi alla testa, per poi cercare di gettare pistola e bicicletta nel fiume Sprea. La Russia ha sempre smentito di essere coinvolta nel delitto. Un portavoce del Cremlino ha affermato "che non vi è nessun sospetto da prendere sul serio, e neanche potrà mai esserci".