L'onda lunga di Fratelli d'Italia in Europa e negli Usa

Mauro Bazzucchi

Forse con Matteo Salvini "non sarà un derby", come ha detto Giorgia Meloni oggi all'hotel Plaza, ma in questo momento, nella classifica europea dei Conservatori, Fratelli d'Italia sembra guadagnare qualche punto sul Carroccio, almeno in termini tattici.

Dopo i lusinghieri risultati delle Europee e delle Regionali, che ne vedono avviata l'onda lunga nazionale, il partito punta a consolidare a tappe serrate la propria posizione di riferimento per la destra conservatrice europea.

Il faccia a faccia con Orban

La giornata di ieri, alla vigilia di una significativa missione americana, ha segnato in questo senso una tappa importante: Giorgia Meloni, infatti, prima di inaugurare da padrona di casa i lavori della National Conservative Conference, ha avuto un incontro con il premier ungherese, Viktor Orban, ospite d'eccezione della due giorni romana, ed è difficile pensare, al di là delle cautele 'diplomatiche', che il tema dell'eventuale passaggio del leader magiaro dal Ppe all'Ecr non sia stato messo sul tavolo.

Un esito che la leader ha definito "naturale" e che non ha nascosto di auspicare. Tutto questo a solo un anno dall'adesione ufficiale al gruppo europeo dei Conservatori riformisti da parte di FdI, forza ormai imprescindibile per quell'area che nel quadro politico europeo si colloca nettamente a destra del Ppe ma non aderisce totalmente alla piattaforma ideologica dei sovranisti e dei populisti a trazione Lega-Front National.

In molti vedono nella presenza di Orban a Roma il preludio a un'investitura, da parte di quest'ultimo, della Meloni a catalizzatore del nuovo conservatorismo continentale, in vista di un divorzio tra Budapest e il Ppe che appare oggi probabile.

Nel quadro della competizione domestica per gli equilibri interni al centrodestra, sembrano dunque lontane le immagini della visita milanese di Orban a Salvini dell'agosto del 2018, quando l'alleanza in chiave sovranista tra i due era data come ineluttabile e vincente.

Diversi fattori, nel frattempo, hanno modificato il quadro e le geometrie delle destre europee, ponendo la Meloni al centro dell'attenzione dei partiti e delle cancellerie conservatrici sulle due sponde dell'Atlantico.

Dopo una missione statunitense di un anno fa, per accreditarsi come interlocutore credibile, destando la positiva curiosità degli esponenti Repubblicani incontrati, Giorgia Meloni è ora attesa di nuovo negli Usa non più come personaggio da decifrare ma come ospite di riguardo, in una delle kermesse più importanti del conservatorismo mondiale.

Il viaggio negli Stati Uniti

Prenderà parte infatti, tra il 5 e il 6 febbraio, a Washington al National Prayer Breakfast, nel corso del quale è previsto anche l'intervento del Presidente Usa, Donald Trump. Non è tutto: dal 26 al 29 febbraio la leader FdI è stata anche invitata nel Maryland, per il Conservative Political Action Conference.

Un appuntamento a cui l'anno scorso era stato invitato Matteo Salvini, che però non poté andare, così come, seppure invitato, non sarà presente a Roma domani.

Una partecipazione che inizialmente era stata confermata e che è sfumata nella serata di oggi, con stupore della stessa Meloni che, oltre a manifestare il proprio dispiacere, incalzata dai giornalisti non ha mancato l'occasione di puntualizzare che "non esiste il derby FdI-Lega", ma allo stesso tempo di ricordare che "Fratelli d'Italia è la destra italiana" e che "La Lega ha fatto un percorso diverso".