Londra 2012: il primo record è tecnologico, ma c'è il rischio blackout

Ci siamo. E’ finito il countdown: al via le Olimpiadi di Londra 2012. Un’organizzazione imponente quella del circus olimpico che è costata la bellezza di 11 miliardi di sterline. Quasi nove miliardi in più rispetto ai costi preventivati che si aggiravano attorno ai 2,4 miliardi di sterline. A far lievitare le spese sono state soprattutto le opere di bonifica dei terreni e di corsi d’acqua dell’area East London, ossia quella usata per il parco olimpico. Lo Stadio Olimpico si è rilevato un investimento da 500 milioni di sterline, a causa dell’utilizzo di materiali ecosostenibili e alla tecnologia all’avanguardia utilizzata per la realizzazione. Alti anche i costi per la mobilità che si aggirano attorno ai 6 miliardi di sterline: il tutto per rendere il più agevole possibile i trasporti per i circa 5 milioni di spettatori previsti per assistere alle Olimpiadi, ai quali si aggiungono gli oltre 12 milioni di cittadini londinesi. Sono pronti il “Giavellotto Olimpico”, un treno ultra-veloce della Hitachi che collegherà le sedi di gara, mentre sul Tamigi è stata attivata una funivia costata 25 milioni di sterline, con la funzione di servire la tratta O2 Arena (dove si disputeranno le gare di ginnastica) – centro espositivo ExCel (scherma, boxe e judo). Insomma investimenti giganteschi per strade e impianti, ma nell’era tecnologica bisogna pensare anche alle infrastrutture tecnologiche.

Londra è pronta ad accogliere l’enorme traffico telefonico e di dati generato da pc e smartphones? “C’è il concreto rischio che durante il periodo olimpico possa diventare impossibile collegarsi a internet, ma anche telefonare o mandare messaggi. Con conseguenze che potrebbero essere inimmaginabili”. Parola di Steven Hartley, analista alla Ovum Telecoms Strategy ed esperto di telecomunicazioni. Secondo Hartley, come riportato da ilfattoquotidiano.it, il motivo è che “oggi tutti rimaniamo sempre connessi sui telefonini. A maggior ragione durante un evento di enorme portata come quello olimpico, ognuno vorrà mandare foto, messaggi, commenti sui social network, ma anche guardare video delle gare e controllare le informazioni sul traffico e sul meteo”. Le maggiori compagnie telefoniche inglesi attive a Londra, da O2, H3g o Orange/T-Mobile, fino a Virgin, hanno subito precisato di essere preparate e di aver fatto ingenti investimenti per creare un sistema capace di sopportare l’enorme mole di gigabyte. Ma il rischio di un collasso rimane reale. Non tanto dentro il Parco Olimpico - attrezzato con diverse postazioni per garantire la connettività necessaria a 27mila giornalisti, 14mila atleti e 300mila spettatori al giorno - ma nei luoghi limitrofi. “I problemi potrebbero verificarsi proprio all’esterno del Parco Olimpico”, conferma Hartley. “Come esempio si può scegliere la stazione di London Bridge, sempre trafficata, abbastanza vicino alle zone olimpiche eppure non considerata degna di investimenti. Un problema di sovraffollamento dati, in questo luogo produrrebbe effetti devastanti a catena”.

Tutta colpa di sistemi tecnologici troppo vecchi. “Nel Regno Unito le compagnie private non hanno aggiornato i loro sistemi al livello del resto dell’Europa per mantenere i prezzi bassi in un mercato altamente competitivo”, aggiunge l’analista della Ovum. Basti pensare che nel 2008, quando ci furono le Olimpiadi di Pechino, Facebook, il più popolare social network del pianeta, contava 60 milioni di utenti; oggi sono invece 900 milioni. E se a queste cifre si aggiunge la possibilità di aggiornare il proprio profilo praticamente ovunque, grazie ai telefonini di ultima generazione, è più chiaro comprendere come il rischio di un black-out di rete sia più alto di quattro anni fa. Una preoccupazione reale che pesa sull’organizzazione dei Giochi. “La BBC, televisione di stato del Regno Unito, ha annunciato la possibilità di poter vedere i video in streaming, sul proprio sito web, di ben 27 eventi live”, si legge nell’analisi di Ovum Telecoms Strategy. “La BT (British Telecom è il più grande operatore telefonico privato del Regno Unito, ndr) ha fatto investimenti per potenziare la sua banda larga, ma non sarà facile prevedere quanto grande possa essere la domanda. Ad esempio, quando un atleta britannico raggiunge la finale, ci sarà un forte aumento di banda in tutta Londra e di rimando in tutto il Paese”. Insomma le telecomunicazioni olimpiche potrebbero non rivelarsi all’altezza. O addirittura essere “il tallone d’Achille” di questi Giochi, come le ha definite ancora Ovum nella sua analisi. Ma leggendo le conclusioni della ricerca, c’è spazio anche ad un cauto ottimismo: “Speriamo che le nostre preoccupazioni siano infondate e che questi Giochi possano svolgersi senza incidenti. La connettività all’interno del Parco Olimpico è stata ben pianificata secondo le più moderne tecnologie. Tuttavia, il Regno Unito nel suo insieme deve fare affidamento a precedenti investimenti non certo ottimali per quanto riguarda la rete mobile”.

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