Lopalco: ancora non ci sono segni contenimento epidemia coronavirus

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Roma, 4 mar. (askanews) - Ci sono 2706 persone positive al coronavirus in Italia, +443 rispetto a ieri: "Il numero è quello che ci aspettavamo sulla base del modello di crescita che stiamo seguendo, è un numero atteso di casi che ancora non sembra risentire molto delle misure di contenimento. Siamo ancora in una fase di crescita, senza segni di contenimento", così l'epidemiologo Pierluigi Lopalco, ordinario di Igiene all'Università di Pisa, commenta gli ultimi dati della Protezione civile. Quindi c'è un'unica strada, "insistere sul contenimento e il rallentamento".

"In funzione della crescita - spiega Lopalco - avremo casi a cui bisogna dare assistenza e il dato generale della crescita dei casi ci fa vedere che bisogna mettere in atto ancora misure forti di contenimento dei focolai e rallentamento con misure generali". E "le nuove misure come la chiusura delle scuole serviranno, almeno limitiamo la quota di possibili contagi nei soggetti senza sintomi o con pochi sintomi". Ma soprattutto c'è un modo facile per limitare i contagi e il professor Lopalco lancia l'appello: "Se hai la febbre stai a casa. Se noi riusciamo a tenere chiusi in casa gli italiani con la febbre abbiamo evitato la stragrande maggioranza dei contagi. Se accanto a questo riusciamo a limitare molto i contagi negli asintomatici o tra chi ha sintomi lievi, con la chiusura delle scuole, riusciamo a rallentare molto la diffusione e quindi possiamo affrontare l'assistenza ai malati come una normale epidemia di una malattia respiratoria".

Perché c'è anche un alto dato che "preoccupa": "Tra i malati cresce anche il numero di chi è ricoverato in ospedale (+312) e di chi ha bisogno della terapia intensiva (+ 66), e sono persone che possono occupare quel posto per molti giorni. E' un numero che deve essere tenuto sotto controllo: i posti in terapia intensiva servono sia per curare i malati più gravi di nuovo coronavirus, sia tutti gli altri malati gravi. Non avere questi posti significa morire magari per un infarto".