Lopalco: giocare a porte chiuse, evitare diffusione virus

Red/Gtu

Roma, 3 mar. (askanews) - "Le porte aperte aiutano la diffusione del coronavirus: si doveva giocare a porte chiuse", lo ha sottolineato Pierluigi Lopalco, epidemiologo e professore ordinario di igiene dell'Università di Pisa.

In diretta a "Punto Nuovo Sport Show", trasmissione con Umberto Chiariello in onda su Radio Punto Nuovo, Lopalco ha spiegato: "Parlo da epidemiologo e quando si tratta di fronteggiare la diffusione di un virus come questo che si trasmette con contatti ravvicinati, è chiaro che nel momento in cui non abbiamo un vaccino, l'unico modo per impedirlo è evitare i contatti sociali, compatibilmente col non bloccare un intero Paese. Però ci sono degli eventi che in caso di epidemia devono essere bloccati, i cosiddetti grandi eventi".

"E' ovvio - ricorda l'epidemiologo - che è un modo per aiutare il virus a circolare tenere 40.000 persone in uno stadio, ma è ovvio che queste scelte devono essere fatte da chi di dovere, se fossi stato io avrei giocato a porte chiuse ed il campionato poteva continuare così. La prevenzione va fatta prima che succedano guai. Noi nell'ambito biomedico abbiamo cancellato convegni per precauzione e parliamo di 100 persone in una sala. Questo principio di precauzione dovrebbe essere tenuto molto presente sui grossi eventi".

Ed "è importante chiarire attraverso i mezzi d'informazione la situazione. E' verissimo che la stragrande maggioranza dei casi - specialmente i più giovani e quelli buoni in salute - passa e si verifica come un raffreddore, mal di gola. In altri casi il discorso è diverso, il paziente 1 di Codogno si preparava per correre una maratona, è giovane ed è in terapia intesiva da diversi giorni". Inoltre - avverte Lopalco - "il problema è il numero di casi, a Lodi, Cremona ci sono ospedali efficientissimi, ma si trovano in difficoltà con i posti letto e non solo. E' l'impatto che questo virus può avere sulla sanità che ci preoccupa".