Lualdi (Deloitte): "Un rapporto tributario stabile e trasparente per rendere meno rischiosa l'attività d'impresa'

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Lualdi (Deloitte): "Un rapporto tributario stabile e trasparente per rendere meno rischiosa l'attività d'impresa'
Lualdi (Deloitte): "Un rapporto tributario stabile e trasparente per rendere meno rischiosa l'attività d'impresa'

Roma, 12 feb. (Labitalia) – "Prima di parlare di riforma fiscale, al nostro Paese serve un rapporto tributario certo, trasparente, prevedibile e stabile. Mutevolezza e instabilità rendono rischiosa l’attività d’impresa, soprattutto gli investitori esteri non comprendono la forte mutevolezza del nostro ordinamento e l’eccessiva incertezza nell’interpretazione delle norme che lo caratterizzano". Lo ha dichiarato all'Adnkronos/Labitalia Alessandro Lualdi, tax and legal leader di Deloitte, intervenendo nel dibattito in corso in questi giorni su una possibile riforma fiscale che segni un taglio netto rispetto al passato.

"Le direttrici per intervenire in materia – ha aggiunto Lualdi – potrebbero essere la semplificazione del sistema fiscale, la certezza del diritto anche in campo tributario, un intervento sul cuneo fiscale per ridurre l’imposizione sul lavoro, maggiori incentivi agli investimenti in Italia e dall’estero, interventi volti a rafforzare le pmi e a farle crescere dal punto di vista della loro dimensione tramite processi di aggregazione e quotazione. Ci aspettiamo – ha auspicato – un’adeguata struttura di incentivi alle imprese, soprattutto su investimenti e occupazione nelle direttrici dell’efficienza energetica, digitalizzazione, infrastrutture tecnologiche e non del Paese, investimenti sui giovani. Le risorse europee dovrebbero offrire incentivi e sgravi fiscali per chi investe in queste direttrici.

Potenziare il fisco di stimolo? "Sicuramente Ace andrebbe potenziata: il rendimento del capitale fissato oggi è troppo basso per costituire di per sé uno stimolo al rafforzamento patrimoniale. Il credito d’imposta sulla r&s sta funzionando molto bene da quando è diventato 'volumetrico', e non più solo incrementale, perché è un cash equivalent che prescinde dalla posizione fiscale delle singole aziende, molte delle quali potrebbero affrontare perdite fiscali in cui i classici incentivi fiscali ad abbattimento del reddito imponibile non producono effetti immediati. Occorre individuare analoghi meccanismi di incentivo per gli altri settori nel digitale, green e infrastrutture senza che necessariamente rappresentino R&S in senso stretto, come l’ecobonus 110%", ha detto.

"Il 1° marzo prossimo – ha aggiunto – ripartirà l’invio di 50 milioni di atti, di cui 34 milioni di cartelle esattoriali e 16 milioni di avvisi dell’Agenzia delle Entrate". Secondo Lualdi per andare oltre la tregua fiscale concessa dal decreto n. 7/2021 "occorrerebbe una riflessione seria su una riedizione della pace fiscale limitata, che intervenga su sanzioni e interessi e una voluntary disclosure domestica che faccia riemergere attività sommerse e capitali irregolari".

Infine una battuta in merito alla proposta dell’eliminazione dell’Irap, tassa sul lavoro da anni invisa agli imprenditori: "Da quando il costo del lavoro è diventato deducibile anche ai fini Irap, a parte ancora alcune eccezioni e casi particolari, e la riduzione dei tassi di interesse ha reso la parte finanziaria meno rilevante nel bilancio delle aziende, la base imponibile Irap si è allineata di molto a quella Ires delle imprese. Quindi l’eliminazione dell’Irap avrebbe un valore soprattutto in termini di semplificazione dei processi fiscali".

"Il mancato gettito derivante dall’Irap – sottolinea – potrebbe essere recuperato in parte tramite un piccolo ritocco con l’aliquota Ires e in parte tramite la lotta all’evasione iva, con fatturazione elettronica e real time reporting per evitare frodi e pagamenti tracciati per combattere la mole di sommerso che assilla il nostro Paese".