Luana poteva lavorare all'orditoio? "Nel contratto 'funzioni di catalogazione'”

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Nel contratto Luana D’Orazio, l’operaia di 22 anni uccisa da un macchinario in un’azienda tessile della provincia di Prato, erano previste soltanto funzioni di “catalogazione”? Secondo quanto riportato da Repubblica, sono i dubbi che stanno emergendo da alcune ricostruzioni ancora al vaglio sull’incidente che è costato la vita alla giovane.

I legali della famiglia e la stessa Procura vogliono chiarire se la ragazza avesse ricevuto la formazione necessaria per un mestiere potenzialmente pericoloso; nel contratto, secondo alcune ricostruzioni ancora al vaglio, sarebbero state indicate peraltro solo funzioni di catalogazione, non direttamente “operative”. Gli accertamenti proseguono dunque su più fronti, nel massimo riserbo.

Intanto è notizia di ieri l’arrivo di consulenti della Procura nell’azienda tessile di Oste di Montemurlo (Prato) per compiere verifiche tecniche sull’orditoio, macchinario al quale Luana D’Orazio era addetta e dal quale è stata risucchiata.

All’interno della piccola fabbrica sono impegnate circa 20 persone. Oltre all’ingegnere incaricato dal pm titolare delle indagini, partecipano una squadra di vigili del fuoco, personale dell’Asl Toscana centro e i consulenti tecnici delle parti: la famiglia della giovane operaia e i due indagati per omicidio colposo, ovvero la titolare della ditta e il manutentore del macchinario.

Il consulente della procura, che si sta occupando di compiere gli stessi accertamenti su un altro macchinario del tutto simile sequestrato all’interno della ditta per compiere una comparazione, deve rispondere a vari quesiti posti dalla procura, il principale dei quali è se i sistemi di sicurezza dell’orditoio siano stati manipolati. Durante le operazioni peritali l’attività della fabbrica è andata avanti senza sospensioni.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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