Luca Argentero presenta “Io, Leonardo”: viaggio nella mente del genio

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Nuova sfida per Luca Argentero, questa volta nei panni di Leonardo Da Vinci. Il film, disponibile nelle sale cinematografiche dal 2 ottobre, è un viaggio nella mente del genio e dell’artista, da una prospettiva ben lontana da quello che è lo stereotipo comune.

Nella pellicola di Jesus Garcés Lambert, prodotta da Sky con Progetto Immagine, l’immagine che scaturisce è quella dell’uomo oltre che dell’artista, della sua interiorità e della sua vita mossa tra i binari dell’arte e della scienza. Nella presentazione del film al Museo della scienza e della Tecnica di Milano, Luca Argentero si è reso disponibile a rispondere ad alcune delle nostre domande sulla difficoltà d’interpretazione di un personaggio storico di tale rilievo.

“Io, Leonardo”: Luca Argentero protagonista

Leonardo è stato un artista, un inventore ed un uomo di scienza dall’enorme cultura e dalla produzione infinita. Com’è stato possibile quindi prepararsi per interpretare un personaggio così storicamente determinante?

La preparazione è avvenuta come spesso succede in un tempo estremamente limitato e, visto che Jesus, il regista, è una persona estremamente pretenziosa e pignola, quelle settimane sono state molto intense. Ma ciò che mi sono chiesto, la mia preoccupazione, era come poter racchiudere in 90 minuti la vita di Leonardo. Non potevo avventurarmi ed esplorare la produzione di Leonardo da Vinci nella sua interezza, ci avrei messo degli anni. Mi è stato fornito il dettaglio di ciò che ci sarebbe servito.

Ogni frammento di ciò che è stato fatto è il frutto di una ricerca e personalmente il lavoro minore è stato il mio, sono arrivato che tutto era già stato tutto preparato minuziosamente, tanto da farmi strabuzzare gli occhi. Persino lo spazio ricreato per le riprese era affascinante, sin dal primo momento in cui sono entrato mi sono girato e rigirato per mezza giornata solo per vedere cosa vi fosse sui tavoli.

Paure e Timori dell’attore

Qual è stata la più grande difficoltà che hai incontrato nell’esecuzione del personaggio?

Essere da solo in scena e verbalizzare un pensiero è la cosa in cui sei un po’ più scomodo, corri il rischio di essere un po’ più teatrale che non cinematografico, quando questo era un progetto che doveva essere cinematografico.

Hai avuto dei timori nell’affrontare questo ruolo?

Tutto il reparto tecnico e artistico coinvolto è di prima categoria, o meglio, è fuori categoria. Maurizio Milenotti ai costumi, Daniele Ciprì alla fotografia, Mirella Ginotto alle acconciature; insomma il meglio di quello che la tecnica cinematografica può offrire. Quindi forse avevo sottovalutato l’impegno al punto che una volta dopo aver messo piede sul set, il timore era essere al livello di quello che era stato preparato per me.

Luca Argentero in “Io, Leonardo”: il ruolo

Che tipo di rapporto hai instaurato con il personaggio che hai interpretato? E come ti sei trovato nei suoi panni?

Non sapevo quasi nulla in realtà e la mia preparazione era scolastica ed annebbiata. La cosa bella della sceneggiatura era invece addentrarci in quello che era il lato umano, quello che fu l’essere umano Leonardo. Io non conoscevo nulla della sua infanzia, nulla della sua adolescenza, non sapevo nulla della sua formazione. L’aver avuto una vita non semplice, perché totalmente priva di amore fondamentalmente, me lo ha reso caro, mi ha intenerito.

L’idea invece che la rappresentazione che dovevo dare era quella di un Leonardo piacente, nel fiore dei suoi anni, all’apice del suo potenziale artistico e scientifico, nel momento massimo della sua genialità, ben diversa da quella canonica dell’ottantenne, mi è piaciuto. Poi in realtà il senso di avere un personaggio che non invecchia mai nel film, è che è la mente a non invecchiare; se la mente la tieni mobile ed allenata, questa sopravvive al corpo.

Hai trovato qualche collegamento tra te e Leonardo, esiste qualcosa che hai sentito appartenga ad entrambi?

Anche forse per il mestiere che faccio, sono un grande sostenitore dell’osservazione. Sono abituato ad osservare quello che mi sta attorno, che sia una persona, un atteggiamento o la natura. Questa propensione all’osservazione, ad un certo punto quasi ossessiva, e il dover trovare per forza il segreto del funzionamento di ogni cosa, è una cosa in cui credo.

L’attore: “Cosa penso di Leonardo”

Tra tutto quello che hai letto ed appreso di Leonardo da Vinci, cosa più di tutto ti ha affascinato?

In realtà le cose che mi affascinano di più di lui sono gli studi e le opere, le opere sono eccezionali ed eterne; tuttavia gli studi sul cavallo, le facce grottesche, gli scritti fatti su carta mi affascinano molto. È stato poi affascinante immergersi in questo mondo, in questa bolla, che poi è la mente di Leonardo da Vinci.

Cosa avrebbe pensato secondo te Leonardo della professione dell’attore?

Non era così lontano il suo essere intrattenitore di corte, il suo saper ammaliare un potente con un curriculum “pompato”, questo in parte lo rendeva abile a mostrarsi in modo diverso da quello che era. Qualche propensione attoriale ce l’aveva.