Luca Lotti, dagli incarichi di governo al caso Consip

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di Assunta Cassiano La notizia dell'indagine a suo carico nell'inchiesta Consip arriva a pochi giorni dal Natale 2016 quando è ministro dello Sport nel governo guidato da Paolo Gentiloni. Lotti, considerato a lungo il braccio destro di Matteo Renzi, un fedelissimo come pochi dell'ex segretario dem ed ex premier che ha però deciso di non seguire nella nuova avventura politica 'Italia Viva', si dichiara sin da subito estraneo alle accuse di rivelazione del segreto e favoreggiamento che gli vengono rivolte dalla Procura di Roma. E lo fa per tutta la durata dell'indagine. Oltre alla difesa affidata al professor Franco Coppi e all'avvocato Ester Molinaro, sui social e attraverso la stampa ribadisce in più occasioni la sua innocenza. "Io non ho mai detto a Marroni che c'era un'indagine su di  lui. Notizia di cui proprio non ero a conoscenza. Io vado avanti a testa alta", ripete Lotti.  

Secondo l'accusa, in base a quanto si legge nel provvedimento di conclusione delle indagini, il 3 agosto del 2016 "Lotti avrebbe rivelato all'epoca ad di Consip, Marroni, l'esistenza di una indagine penale che riguardava organi apicali passati e presenti di quella società e in particolare una attività di intercettazione telefonica su una utenza in suo uso".  

Eletto nel 2013 alla Camera dei deputati nelle liste del Partito Democratico viene nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Editoria nel governo Renzi e poi ministro per lo Sport nel governo guidato da Paolo Gentiloni. Toscano, nato a Empoli il 20 giugno dell''82, Lotti è laureato in Scienze di governo e dell'amministrazione all'università di Firenze. Politicamente inizia il proprio cammino nelle fila della Margherita. La sua carriera parte a livello comunale, come consigliere a Montelupo Fiorentino. Qui conosce, nel 2005, Matteo Renzi, che nel 2012 lo vuole al suo fianco nelle primarie del Partito Democratico. Quando Pier Luigi Bersani dà le dimissioni, Lotti  entra a far parte della segreteria del partito, passando dagli enti locali all'organizzazione. Da lì gli incarichi di governo.  

Il suo nome torna di recente nelle cronache giudiziarie, questa volta nell'inchiesta della procura di Perugia sulle nomine al Csm. Un'inchiesta che vede indagato per corruzione il pm romano, ex presidente dell'Anm e ex consigliere del Csm Luca Palamara, e che travolge il Consiglio Superiore della Magistratura portando alle dimissioni di cinque membri.  

Dagli atti dell'inchiesta emergono gli incontri tra Palamara, Cosimo Ferri e Luca Lotti, alla presenza di cinque togati del Csm, dove si discuteva anche del successore del Procuratore Capo di Roma Giuseppe Pignatone, in pensione dal 9 maggio scorso. Anche in questo caso Lotti ha in più occasioni ribadito: "Non mettevo bocca sulle nomine nelle Procure. In un incontro che si è svolto in un dopo cena ho espresso liberamente le mie opinioni: parole in libertà, non minacce o costrizioni". 

Oggi per Lotti è arrivato il rinvio a giudizio nell'inchiesta Consip per l'accusa di favoreggiamento. Il gup di Roma Clementina Forleo lo ha mandato a processo insieme ad altri quattro imputati.