Luca Manfredi: “Sordi era un toy boy ante litteram. Andreina aveva 15 anni più di lui. La mamma non voleva"

Nella foto Luca Manfredi e Alberto Sordi (Photo: Ghetty / Ansa)

Tra pochi giorni, se fosse stato ancora in vita, Alberto Sordi avrebbe compiuto cento anni. Solitario, schivo, molto diverso nella vita privata rispetto ai clichés, fiero della propria origine e delle proprie convinzioni, decise di convivere con le proprie debolezze, su tutte il problema col suo “faccione” ritenuto poco adatto per interpretare personaggi del cinema dell’epoca. Autentico mito del cinema italiano nel mondo, interpretò più di duecento film divenendo il simbolo della Commedia all’Italiana raccontando i drammi e i sogni del nostro Paese appena uscito dalla Guerra con sorriso e ironia, ma anche con un forte sguardo critico.

Un autentico mattatore di questo genere che ci ha regalato una galleria di personaggi indimenticabili grazie ai suoi giochi di tic, manie, modi di parlare e di muoversi come il suo famosissimo saltello. Uno come Luca Manfredi, regista e figlio di un altro mito del nostro cinema, Nino Manfredi, lo ha conosciuto bene e ha deciso di raccontarlo in “Permette? Alberto Sordi”, un film co-prodotto da Rai Cinema e Ocean Productions e distribuito da Altre Storie che sarà nelle sale solo il 24, 25 e 26 febbraio prossimi. Un film che va a ricordare la straordinaria vitalità, l’immenso talento, la sottile ironia tra difetti e virtù di un artista e di un uomo che nel film è interpretato dall’attore romano Edoardo Pesce. “Tutto parte dal produttore Sergio Giussani con cui abbiamo pensato di festeggiare un Sordi inedito, sconosciuto ai più, raccontando i primi venti anni della sua formazione come uomo e come artista che lo hanno portato ad essere quello che è poi diventato”, spiega il regista all’HuffPost.

“Il film parte dal 1937, quando, giovanissimo, faceva l’usciere d’albergo a Milano mentre studiava all’Accademia dei Filodrammatici da cui venne espulso a causa del suo spiccato accento romano, per poi proseguire attraverso un percorso ricco di ostacoli e di difficoltà fino al 1954, quando con “Un americano a Roma” di Steno diventò uno degli attori più apprezzati del cinema italiano. È un film che mette in risalto la sua grande determinazione”. “Aveva deciso fin da bambino che avrebbe fatto l’attore a tutti i costi nonostante le difficoltà – continua Manfredi – e il film è il racconto di un uomo che ha fatto della sua vita un esercizio tenace della volontà mettendo in luce fragilità e debolezze”.

Qual è il primo ricordo che hai di lui?

“Ricordo un pranzo a casa mia, in famiglia, perché stavano preparando il film di Scola ambientato in Africa – “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” -  un titolo lunghissimo alla Wertmüller. Ricordo che Alberto disse a mio padre che aveva proprio una bella famiglia e lui gli chiese quando aveva intensione di sposarsi e di farsene una. La risposta di Sordi – che ascoltai personalmente – “Che mi metto un’estranea dentro casa?” - rimase storica e lui l’ha ripetuto tante altre volte”.

La storia d’amore con Andreina Pagnani, diva del teatro di posa e doppiatrice, lo aiutò moltissimo nella sua carriera: è così?

“Sì, perché il Sordi grande attore e grande artista lo conosciamo tutti, gli aspetti più interessanti, quelli più privati sono meno conosciuti. Lui è stato una specie di toy boy ante litteram. Quindici anni meno di lei, per l’epoca quella differenza d’età faceva scandalo. Fu anche osteggiato dalla madre Maria che era una donna che lo amava moltissimo ed era il vero capo famiglia. Lo condizionò moltissimo. Suo padre Pietro, che lavorava al Teatro Costanzi suonava il bombardino, era un uomo molto mite che in qualche modo lo assecondava. Oltre a questo, raccontiamo anche l’amicizia con Aldo Fabrizi, l’incontro con Federico Fellini con cui farà i suoi primi due film (Lo Sceicco Bianco e i Vitelloni, ndr)”.

Un rapporto a dir poco edipico.

“Decisamente. Ho letto molte biografie su Sordi e in una di queste c’è la dichiarazione di Fellini che era presente quando morì sua madre. Si chiuse a chiave ventiquattro ore nella stanza dove c’era la madre senza fare entrare nessuno, mandando via persino gli uomini delle imprese funebri per poi farli tornare il giorno dopo”.

Secondo alcuni, Sordi sfruttò il suo essere già una diva di teatro, di posa e doppiatrice per iniziare la sua carriera.

“Lei era famosa, lui no, su questo non c’è alcun dubbio. Nelle ultime interviste Sordi dichiarò in realtà che questa relazione non lo aiutò più di tanto, ma io, avendo meglio approfondito il tema, ho scoperto in realtà che quella relazione lo ha aiutato a essere introdotto nel bel mondo del cinema e dello spettacolo. Andreina era già una diva organizzava spesso party in cui lui poteva entrare a contatto più facilmente con quel mondo lì, con il cinema. Sicuramente gli è stata utile”.

I due rimasero in buoni rapporti: dopo una storia d’amore importante, si può restare amici?

“Si può, io posso dimostrarlo. Di guai ne ho fatti tanti: ho quattro figli da tre mamme diverse (tra cui Francesco, nato dal matrimonio con l’attrice Nancy Brilli, ndr), potrei essere portato ad esempio. La mia è una famiglia allargata. Amo i miei figli con i quali ho ottimi rapporti e cerco di averli anche con le loro mamme, anche se la cosa è più complicata, comunque questa mia famiglia allargata mi piace molto. Sordi, invece, è sempre stato ripiegato su sé stesso. Ha fatto una scelta di non impegnarsi con nessuno, di dedicarsi alla professione e al suo lavoro circondato dai suoi familiari, ad esempio dal fratello Pino che era laureato in ingegneria e che divenne poi il suo segretario e le due sorelle Aurelia e Savina che lo hanno accudito per tutta la vita. Con la Pagnani sono rimasti amici e quando lei stava male, lui andava a trovarla. La loro relazione credo sia stata l’unica storia d’amore che Sordi ha avuto nonostante tutti lo vivessero come il grande scapolo. In realtà. tutti pensavano che non abbia mai avuto una vera relazione e che non si sia mai impegnato con nessuna, cosa che peraltro è vera”.

Voci insistenti hanno parlato anche di una sua presunta omosessualità

“Che però non è vera, anche perché nell’ambiente era noto come grande amatore. Lui ha avuto tantissime relazioni brevi e avventure senza mai impegnarsi, persino con un’ austriaca la cui famiglia aveva diversi alberghi proprio in Austria. Il padre della ragazza arrivò a Roma per concordare la data delle nozze, ma Sordi mandò il suo agente/segretario Bettanini, già agente di mio padre, che gli disse, parlando al plurale: non possiamo sposarci perché troppo impegnati per lavoro”.

Cosa può insegnare oggi Sordi ai Millennials che non lo conoscono?

“Questa sua domanda mi ha portato a fare questo lavoro su Sordi e prima ancora a mio padre (nel film tv “In arte Nino” con Elio Germano, ndr). Quattro anni fa, parlando con degli amici di mio figlio che all’epoca aveva sedici anni, mi sono reso conto che mio padre non lo conosceva nessuno, solo qualcuno lo riconosceva se citavo il Geppetto del Pinocchio di Comencini, altrimenti no. Questa cosa sta accadendo anche con Sordi: si sta perdendo la memoria storica di un patrimonio culturale importantissimo del nostro cinema. Un recente sondaggio fatto tra i diciottenni che ho potuto verificare dice che si chiede loro chi sia Sordi, alcuni hanno risposto che è uno sciatore o addirittura ‘quello dei documentari della Rai’, riferendosi ad Alberto Angela”.

C’è poco da sorridere…

“Esatto. Questa cosa è una specie di grido di allarme, significa che tra vent’anni questi ragazzi non sapranno neanche chi erano Totò o Anna Magnani. Purtroppo questo è un paese che dimentica in fretta, quindi credo che sia anche compito del servizio pubblico difendere questa memoria storica non solo trasmettendo i loro bellissimi lavori, ma facendo questi film biografici che raccontano chi erano e che grande fatica hanno fatto per diventare i grandi attori che abbiamo conosciuto”.

Manfredi era suo padre e Sordi un amico di famiglia: che cosa le hanno lasciato?

“Sordi è stato il migliore di tutti a rappresentare l’italiano medio interpretando spesso due facce della stessa medaglia: è stato l’eroe e il vigliacco, l’ingenuo e il cinico calcolatore, la vittima e il persecutore. Ha fatto oltre duecento film, quasi il doppio di quelli di mio padre, ha messo i pregi e i difetti di tutti gli italiani facendoci ridere e piangere allo stesso tempo come solo un grande artista sa fare. È stato, poi, una grande maschera: a differenza di papà che spariva dietro la pelle dei personaggi che interpretava, perché aveva una formazione diversa, frequentò l’Accademia, ed era capace di diventare il portantino di C’eravamo tanti amati come l’emigrante di Pane e Cioccolata - Sordi rimaneva sempre Sordi, perché era la sintesi dei personaggi che interpretava. Lui dichiarò che quando andava alle proiezioni di controllo dei film che faceva, si vergognava perché si sentiva scoperto”.

Decisiva la frase che gli dedicò Ettore Scola il giorno del suo funerale.

“Sì. Disse che Sordi non ci ha mai permesso di essere triste. Quella dichiarazione di Ettore la condivido totalmente. Sordi non lo ha mai permesso ed è uno dei motivi per cui lo abbiamo amato e continueremo a farlo”.

 

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