De Luca “Meloni con questo regionalismo rompe l’unità nazionale”

ROMA (ITALPRESS) – “Affrettata, propagandistica. E molto pericolosa”. Ecco com’è, per il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, l’idea di Autonomia differenziata portata avanti dal governo Meloni.
“Riduce a zero il ruolo del Parlamento e del Mef nella valutazione delle intese; non assume come pregiudiziale la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e quindi dei costi standard, prorogando di fatto la spesa storica; spacca l’Italia nei servizi per la salute e per la scuola; e ignora il dovere di definire prioritariamente il fondo di perequazione per il Sud stabilito dall’articolo 119 della Costituzione”, spiega De Luca in un’intervista a la Repubblica.
Autonomia e Presidenzialismo, secondo il presidente della Regione Campania, non possono andare insieme: “Sono temi del tutto distinti, che vengono ridotti a politica politicante e a ricatti, certo, fra ‘alleatì. Si rischia di terremotare l’organizzazione dello Stato e l’equilibrio dei poteri”.
“Mi auguro che chi parla di Nazione e di Patria comprenda il rischio di rottura dell’unità nazionale e di tradimento della gente del Sud – aggiunge -. La più grande emergenza del Paese è il calo demografico drammatico, e la migrazione biblica dal Mezzogiorno al Nord di giovani, per il 40% laureati. La soluzione di questo problema dovrebbe essere il principale dovere patriottico. Altro che questo genere di regionalismo”.
“Di certo – commenta -, tanti fondi europei sono stati sprecati. Ha pesato una enorme debolezza delle macchine amministrative e delle competenze progettuali. Per il resto, il Sud ha ricevuto ben poco. Il meccanismo della spesa storica lo ha messo in ginocchio”. “Sulla Sanità – prosegue -, vi sono state gestioni clientelari e spartitorie, con l’accumulo di debiti e inefficienze. Si sono avuti i commissariamenti, senza peraltro controllo rigoroso da parte dello Stato centrale. Per il resto, la Campania ha ricevuto, nel riparto del Fondo sanitario nazionale, la quota più bassa d’Italia (una perdita, ogni anno, di 250 milioni). E nonostante tutto, abbiamo affrontato in modo eccellente la sfida del Covid”.
“Abbiamo avuto nel passato prove clamorose di cialtroneria istituzionale e clientelismo – ricorda -. Negli ultimi anni, tranne eccezioni, sono emerse classi dirigenti impegnate e competenti, che hanno fatto i conti con le eredità del passato”.
“Il pulcinellismo – sottolinea De Luca – è il principale nemico del Sud. Chi non si misura con la sfida dell’efficienza può essere abbandonato al suo destino”.
“La rincorsa alla Lega – aggiunge – è stata sbagliata e improduttiva. Non si è recuperato un solo voto; si è rinunciato al meridionalismo serio; si son persi anima e carattere nazionale del Pd. Non abbiamo avuto il coraggio di proporre un Piano per il lavoro per i giovani del Sud. Un Piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione per 300 mila giovani, a copertura dei vuoti delle piante organiche. Nè si è decisa una misura straordinaria, semplice e a tempo indeterminato di fiscalizzazione totale di oneri sociali, per chi investe nel Sud”. “Quello che è avvenuto nel Pd in questi due mesi – prosegue -, è sconcertante. Tutti i responsabili della gestione di questo decennio sono gli stessi che in questi giorni si agitano per strategie congressuali. E’ semplicemente vergognoso”. “Ma a parte Letta, nessuno ha avuto la dignità di mettersi da parte – aggiunge -. Il Pd è ridotto al 16%, e tutti i notabili e capicorrente parlano come se nulla fosse, trasmettendo soltanto un’immagine di presunzione insopportabile e di nullità politica. La crisi del Pd è la mancanza di proposte chiare, e la sua trasformazione in un aggregato di correnti e sottocorrenti, con gruppi dirigenti fatti – tranne qualche eccezione – di anime morte, selezionate per meriti correntizi, del tutto privi di radici nei territori”. Anche se sull’Autonomia, “per la prima volta, il Pd ha assunto una posizione nazionale chiara e unitaria. Ma non basterà, se ci si presenta con l’immagine imbarazzante che stiamo offrendo ora. Penso che tutti noi dobbiamo aderire a quella linea”. Poi, conclude, “non mi è chiara la cura Meloni. Se la ricetta è quella di Calderoli, il Sud è morto”.
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