De Luca non riapre scuole elementari e medie: "Chiuse tutto gennaio"

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″È irresponsabile aprile le scuole il 10 gennaio. Per quello che ci riguarda non apriremo le medie e le elementari. Non ci sono le condizioni minime di sicurezza. Andremo alla proroga dell’apertura dell’anno scolastico a fine gennaio”. Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, in diretta Fb.

“Al punto a cui siamo arrivati, per me la posizione più comoda sarebbe quella di non fare niente. Tutto quello che dovevamo fare per parlare chiaro, per denunciare le situazioni, lo abbiamo fatto per tempo e prima di tutti gli altri, ma io non mi sento di contemplare questo scivolare dell’Italia verso il disastro. C’è da stare male nel vedere il caos che sta crescendo in Italia in vista del 10 gennaio”, ha proseguito De Luca, facendo riferimento alla data prevista per la riapertura delle scuole in presenza, come precisato oggi dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

“Ho la sensazione - ha aggiunto De Luca in una diretta Facebook - che si mettano in piedi provvedimenti che finiscono per trasformare i nostri bambini in cavie sull’altare della politica politicante, dell’opportunismo e degli ideologismi. Questo capita quando si fanno scelte a prescindere da quella che è la realtà. E a volte le immagini pubbliche sono esattamente il contrario della verità, cioè chi prende queste misure apparentemente favorevoli al mondo della scuola fa esattamente il contrario, cioè prende misure che sono contro il mondo della scuola. C’è qualcuno che possa sostenere che aprire le scuole nel caos totale sia una misura che favorisce la didattica, la formazione, l’equilibrio psicologico dei nostri bambini? È esattamente il contrario, chi prende decisioni cervellotiche e non rapportate alla realtà vera dell’Italia è nemico della scuola, non amico”.

“L’unica novità sul fronte delle scuole è il caos”, ha commentato da par sua il presidente del Veneto Luca Zaia, spiegando che il decreto del Governo “impone delle fasi di testing che sono insostenibili. Tutte le regioni sono a fine corsa con la fase di testing. Non parliamo poi del contact test, cioè nel chiamare a casa i positivi e i loro contatti. Inutile buttarla in polemica: questa è la capacità di lavoro e oltre a quella non si va”.

“Con 18 mila contagiati, come quelli di ieri - ha spiegato -, si dovrebbero prevedere 18 mila telefonate a persone che, quasi sicuramente, avrebbero riferito una decina di nomi di contatti stretti. Sarebbero quindi 10 mila persone da contattare in un giorno. Impossibile. Noi - ha precisato - dobbiamo fare l’amministrazione del possibile e per fare ciò credo sia sempre più doveroso modificare la definizione di caso. E dobbiamo avere un diverso atteggiamento da coloro che sono sintomatici positivi, e soprattutto di coloro che non lo sono”.

Sul fronte della scuola, ci “sono tante classi in quarantena, circa 2.400, - ha osservato Zaia -; poi ci sono docenti in quarantena, altri in malattia e quelli non vaccinati. In questo brodo primordiale non so cosa venga fuori, nel senso che abbiamo grosse difficoltà. Io immagino - ha sottolineato - si apriranno le scuole il 10, il Governo ha deciso che si dovrà aprire e la situazione sarà quella che molte classi saranno chiuse , altre saranno in dad perché non ci sono altre soluzioni. Si cercherà di venirne fuori. Il problema grosso - ha concluso - non è l’apertura delle scuole ma la gestione di tutta la fase di testing e di screening che è una cosa paurosa”.

-“Avrei preferito un’apertura ritardata delle scuole dopo le vacanze di Natale? Sono stato quello che ha chiesto un pronunciamento del Cts sull’apertura, da punto di vista scientifico. Non ho avuto risposte. Anche altri miei colleghi hanno sostenuto questa richiesta. Prendo atto quindi che il decreto prevede l’apertura delle scuole”, ha aggiunto Zaia.

Il decreto, che ha incassato l’unanimità del Consiglio dei ministri, è pronto ad essere pubblicato in Gazzetta e il Governo è quindi deciso a far valere la sua linea: l’obiettivo delle misure adottate ”è tornare nelle aule in presenza e sicurezza”, come ribadito dal ministro dell’Istruzione Bianchi. Nelle scuole dell’infanzia, con un positivo si va in quarantena per 10 giorni mentre alle elementari, con un caso si applica la sorveglianza con test al primo e dopo cinque giorni mentre con 2 casi si rimane a casa per 10 giorni. Alle scuole medie e alle superiori, invece, con due casi si resta in classe (con l’autosorveglianza e utilizzo della Ffp2), con tre casi vanno in Dad per 10 giorni solo i non vaccinati e chi si è vaccinato da più di quattro mesi, mentre solo con 4 casi resta a casa tutta la classe.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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