Luca Ricolfi: "L'autunno dipende dalla partita varianti-vaccini. Col pari siamo fritti"

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ROME, ITALY - JANUARY 21:  Sociologist and professor at Turin University, Luca Ricolfi attends 'Piazza Pulita' Italian TV Show  on January 21, 2013 in Rome, Italy.  (Photo by Franco Origlia/Getty Images) (Photo: Franco Origlia via Getty Images)
ROME, ITALY - JANUARY 21: Sociologist and professor at Turin University, Luca Ricolfi attends 'Piazza Pulita' Italian TV Show on January 21, 2013 in Rome, Italy. (Photo by Franco Origlia/Getty Images) (Photo: Franco Origlia via Getty Images)

Luca Ricolfi è sociologo, docente di Analisi dei dati, presidente e responsabile scientifico della Fondazione David Hume

Professor Ricolfi, l’anno scorso ci chiedevamo se il mondo dopo il Covid sarebbe stato lo stesso. Lei che risposta si è dato?

Come molti altri, mi ero augurato che il mondo, ferito dalla pandemia, avrebbe saputo riflettere e imparare qualcosa da una esperienza così drammatica. Nel caso dell’Italia, in particolare, mi ero chiesto se, dopo la pandemia, saremmo rimasti una “società signorile di massa” (il mio libro era uscito pochi mesi prima dello scoppio della pandemia).

A un anno e mezzo dall’inizio della crisi constato invece che questo tipo di riflessione, almeno in Occidente, non ha avuto minimamente luogo, e che anzi siamo impegnatissimi a riportare le lancette dell’orologio esattamente al punto in cui – 18 mesi fa - la festa è improvvisamente finita. Prima del Covid eravamo diventati una società signorile di massa, un anno e mezzo dopo lo siamo ancora di più. Come l’estate scorsa, su tutto domina la volontà di rilanciare il modello di vita precedente, basato sul turismo, le vacanze, i divertimenti di massa, il consumo di tempo libero ovunque divenuto sovrabbondante. Vogliamo essere come prima. Anzi più di prima. Le attività legate alla ristorazione si sono moltiplicate, come possiamo vedere a occhio nudo nelle nostre città con la proliferazione di tavolini e dehor che offrono colazioni, aperitivi, pasti, merende, pizze, focacce, panini, kebab. Nei luoghi di vacanza non si trova più posto, e gli operatori turistici non riescono più a fronteggiare la domanda, anche perché non si trovano abbastanza persone disposte a lavorare.

La ripartenza è diventato il nostro mantra collettivo, che ci ripetiamo e ci sentiamo ripetere.

Questa frenesia da ripartenza non potrebbe essere un fenom...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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