Lucarelli e Picozzi tornano con un crime podcast: “Nero come l'anima”

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AGI - Dopo il successo di “Nero come il sangue”, la prima storia dell'omicidio in audio che ha analizzato venti celebri delitti commessi nell'epoca contemporanea, arriva su Audible, società Amazon tra i maggiori player nella produzione e distribuzione di audio entertainment di qualità (audiolibri, podcast e serie audio), “Nero come l'anima”, il nuovo capitolo della serie noir Audible Original firmata dallo scrittore Carlo Lucarelli e dallo psichiatra e criminologo Massimo Picozzi. Le due inconfondibili e autorevoli voci del true crime italiano ci accompagnano in un altro excursus audio tra i venti delitti più clamorosi della storia moderna dell'omicidio, in un periodo che va dalla Rivoluzione Industriale al Rinascimento.

Secondo voi perché il pubblico è così attratto dal crime?

Lucarelli: "Ci sono almeno tre ragioni. La struttura narrativa più adatta a raccontare certe storie è quella del “giallo”, che è perfetta per attirare e catturare l'attenzione. Poi ci sono le forti emozioni legate a vicende che hanno a che fare con vita e morte, bene e male, verità e giustizia. Infine, ma non per ultimo, il fatto che certe cose che accadono sempre più spesso nella metà oscura del mondo ci facciano paura, e per questo non ci lascino indifferenti finché non le abbiamo risolte".

Picozzi: "Può sembrare banale, ma il male esiste. Ci affascina e insieme ci spaventa. Leggerne o ascoltarne rappresenta una forma di esorcismo del nostro lato più oscuro e primitivo".

Come avete trovato il podcast come mezzo, come linguaggio, per i vostri racconti?

Lucarelli: "Bellissimo. Avevo già sperimentato raccontare in radio e già sapevo quanto fosse affascinante la parola che per esprimersi ha soltanto il suono di sé stessa. Il podcast rende tutto questo più fruibile".

Picozzi: "Il podcast è unico nel creare un legame privilegiato con l'ascoltatore, una bolla che lo circonda è che crea un'alchimia potente. Chi parla non sta raccontando a una platea di curiosi, ma solo a lui."

Come scegliete i fatti di cronaca da raccontare?

Lucarelli: "Ci sono alcune caratteristiche fondamentali: devono raccontare altro oltre al fatto di cronaca, devono illustrare e mettere in scena i meccanismi di un mondo, un periodo storico o di una società, e -sembra brutto dirlo, ma prendetelo solo in senso narrativo- devono essere belli da raccontare".

Picozzi: "Rigorosamente passati in giudicato, con la parte di mistero che prevale sempre sulla crudeltà gratuita. Ci interessa molto di più parlare di logica e di emozioni, meno di DNA".

C'è un elemento in questi casi che si ripete regolarmente? Una sorta di filo conduttore di tutti i casi che avete raccontato?

Lucarelli: "Sono sempre casi sorprendenti, che lasciano in qualche modo a bocca aperta. Per quanto diversi siano o affrontino cose diverse e da un punto di vista differente, sono sempre casi che ti fanno pensare “ma dai! davvero è successo tutto questo?”.

Picozzi: "La combinazione di elementi casuali che culminano spesso in un evento imprevedibile".

Qual è il caso che vi ha stupito di più?

Lucarelli: "Personalmente, in questa serie sono rimasto colpito dalla dimensione far west della vita di artisti immortali come Cellini o Caravaggio. Siamo abituati a pensarli impegnati con pennelli e cesello, e invece si allacciavano la spada alla cintola prima di uscire nella Roma di allora come i fratelli Earp a Tombstone".

Picozzi: "Certamente la vicenda di Marcantonio Bragadin e del suo fedele attendente Girolamo Polidoro".

Nel corso di questi anni, dopo aver raccontato così tante storie, vi siete fatti un'idea più precisa dei limiti dell'animo umano? Da cosa deriva alle volte questa efferatezza?

Lucarelli: "Lascio rispondere il professor Picozzi che se ne intende più di me. Io resto un allievo che rimette in ordini gli appunti dell'insegnante".

Picozzi: "Da psichiatra forense che dei casi non solo scrive, ma se ne occupa professionalmente, la risposta è no. Non c'è una costante, salvo la banalità di molti episodi, che non sarebbero mai accaduti se solo due o più persone non si fossero incontrate. La mia tesi di specialità in criminologia l'ho centrata su ‘La promessa di Dürrenmaft'. È un romanzo, ma non potrebbe essere più vicino alla realtà".

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