L'Udc si sfila, i responsabili traballano

Gabriella Cerami
·Politics reporter, L'Huffington post
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Lorenzo Cesa - Giuseppe Conte (Photo: )
Lorenzo Cesa - Giuseppe Conte (Photo: )

Numeri sempre più incerti. La pattuglia dei presunti responsabili traballa e il pallottoliere del Senato non riesce a segnare la maggioranza assoluta. La prima doccia fredda arriva dall’Udc su cui venivano riposte un po’ di speranze: “Non ci prestiamo a giochi di Palazzo e stiamo nel centrodestra. I nostri valori non sono in vendita”. La seconda doccia fredda arriva da Italia Viva, che non si spacca e a quanto pare resiste, almeno in questa fase, alle lusinghe che arrivano da tutte le parti, da Conte e dal Pd. Riccardo Nencini, anche lui tra coloro che sembravano già passati sul fonte del premier adesso frena. “Serve un governo autorevole con questa coalizione per poter ripartire”. E citando “le aperture di Pd e Iv”, suggerisce che recuperare i renziani sarebbe ancora possibile, spiega il presidente del Psi allontanando ogni ipotesi di frattura con Renzi. Terza doccia fredda: il gruppo Maie-Italia23 non riesce ad ampliare la compagine a parte qualche transfuga M5s.

Il premier Conte è di nuovo sulle sabbie mobili. Non vuole riaprire un tavolo con Renzi, è deluso e troppo amareggiato. Ma da alcuni lati del Pd, e ora anche da qualche pentastellato, iniziano ad arrivare spinte perché riavvii il dialogo con Italia Viva. La condizione che però pone Renzi è sempre quella, eventualmente, di un Conte ter e ciò significa che l’attuale premier dovrebbe dimettersi. E come è prevedibile il presidente del Consiglio non si fida. “Se non si dimette rimane tutto bloccato”, è la voce che inizia a circolare anche tra i pentastellati alla luce degli ultimi calcoli e dei ‘no’ che stanno arrivando compresi quelli da Italia Viva.

Renzi fa un ennesimo azzardo in un’intervista al Messaggero: “Secondo me senza di noi non hanno i numeri, sono lontani da quota 161 al Senato. Hanno raccontato un loro auspicio come fosse l...

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