Ludovica + Roberto Palomba raccontano il loro IperHotel. E la loro idea di interior design come ipertesto

Di Caterina Lunghi
·7 minuto per la lettura
Photo credit: Carlo William Rossi e Fabio Mureddu
Photo credit: Carlo William Rossi e Fabio Mureddu

From ELLE Decor

Come un ipertesto, l’IperHotel disegnato da Ludovica + Roberto Palomba, quinta edizione di Elle Decor Grand Hotel, quest’anno completamente digitale, non segue un andamento lineare e rettilineo, ma vive di link e rimandi. “Quando abbiamo progettato questa installazione, l’abbiamo pensato come un ipertesto con ambienti che ti connettono ad altre realtà, funzioni ed emozioni, come accade nel Web”. Alla vigilia dell'opening, abbiamo intervistato i due designer per saperne di più.

Photo credit: Courtesy Roberto Palomba
Photo credit: Courtesy Roberto Palomba


Ci raccontate il progetto digitale dell’IperHotel, ambientato nelle stanze di Palazzo Morando a Milano?

Ludovica: Livia Peraldo Matton, direttore di Elle Decor Italia, non ci ha chiamato per disegnare un hotel digitale, ma un hotel in luogo che esiste. È diventato Iper poiché, anche se partiva da un progetto concreto, ha poi dato spazio alla fantasia creando link tra la parte storica e la nostra visione digitale. Come architetti, conosciamo ogni singolo bullone della creatività: ci permettiamo voli pindarici, ma siamo comunque legati al concreto. Dunque, tutte le fantasie che abbiamo incluso nell’IperHotel sono architettonicamente sostenibili, anche quando, per esempio, ipotizziamo una piscina all’ingresso sul tetto, o immaginiamo una suite al piano superiore, nella realtà adibito a Museo Costume Moda Immagine. L’hotel è inoltre un progetto nato in risposta alla pandemia. Livia ci ha chiesto di dare un messaggio al mondo dell’Hôtellerie post-Covid.

Roberto: Il progetto è nato in un anno particolare, con il quale tutti ci stiamo ancora confrontando. Abbiamo trasformato il fatto di non poter essere realmente a Palazzo Morando in un’opportunità, cavalcando il cambiamento. Se Elle Decor avesse voluto puntare solo sull’esperienza digitale, si sarebbe rivolta a degli artisti, non a dei progettisti: Livia Peraldo Matton ha scelto invece di mantenere la tradizione di questo progetto. Abbiamo cercato di costruire insieme un link tra il mondo reale e quello digitale attraverso un gioco di continui rimandi, anche con il mondo della cultura e dell’informazione. Il primo legame evidente dell’IperHotel è con la città e il territorio: è localizzato e radicato a a Milano. Detto questo, l’opportunità offerta dal digitale fa sì che l’evento locale diventi globale, permettendo visite da tutte le parti del mondo. Non si tratta di una semplice navigazione tra le immagini del progetto, il risultato è molto più complesso. La hall, per esempio, che nella situazione reale sarebbe stata semplicemente arredata, nel progetto digitale diventa un luogo dove il concierge offre consigli su cosa fare e vedere a Milano…

Photo credit: Courtesy Roberto Palomba
Photo credit: Courtesy Roberto Palomba

Come l'IperHotel risponde alla nuova normalità e alle istanze di distanziamento e sicurezza?

Ludovica: Con la separazione delle funzioni, per esempio. Il distanziamento ricorre in tutto l’hotel, ma non è traumatico, si risolve grazie a elementi architettonici come schermi o tende, e trucchi come il desk all’ingresso che diventa un tavolo più basso che obbliga a sedersi, con poltrone e lampade che evidenziano e delimitano nicchie e intimità.

Roberto: Siamo partiti da un presupposto: il rispetto della parola che più spesso risuonava nelle nostre orecchie, distanziamento, cioè tenere le persone separate. Contemporaneamente parlavamo di ricongiungimento, a piccoli gruppi. Il progetto, di fatto, interpreta questo bisogno, garantendo la sicurezza; favorisce il contatto con le altre persone, sapendo che può essere solo visivo, oppure reale ma mantenendo la distanza. Per farlo, come diceva Ludovica, abbiamo limitato il numero delle persone e creato postazioni definite. Abbiamo poi ipotizzato schermi divisori che in qualche modo definissero spazi di piccoli nuclei di persone, dedicati a una funzione specifica. L’idea? Raggruppare le persone secondo un’attività e non secondo una libera frequentazione.

Photo credit: Courtesy Roberto Palomba
Photo credit: Courtesy Roberto Palomba

Ci accompagnate nella visita?

Roberto: Grazie all’esperienza digitale, non c’è un percorso obbligato stabilito; il visitatore si muove all’interno della pianta, che mantiene la concretezza del progetto, ma può scegliere di andare nell’ambiente che preferisce. La hall è il luogo dove avviene il primo contatto: introduce a un grande atrio con i divani Let it be disegnati da noi e le lampade Tolomeo. Abbiamo poi immaginato tre lounge, ognuna con una vocazione precisa: una è dedicata all’ascolto della musica, con le poltrone Sacco, una alle arti visive, con una relazione chiara con i musei di Milano, e un’altra ai libri. In questa, per leggere, ci si accomoda sulla Lounge Chair and Ottoman degli Eames, che noi è la poltrona per definizione, sotto la luce della Coupédi Joe Colombo. Seguono la cucina a vista, pensata come luogo dello spettacolo e il ristorante. La suite è stata immaginata al primo piano: accoglie un grande desk, dove fare smart working e ha ampie vetrate che in realtà non esistono, da cui vedi un panorama ideale e onirico di Milano: il Duomo, la Torre Velasca, il grattacielo di Gae Aulenti, la Torre Branca… La sovrintendenza non ce l’avrebbe fatto fare, in un palazzo così storico, ma questa è un’altra storia!!!

Ludovica: Schermi e filtri sono il fil rouge di tutto il progetto: possono essere una serie di backlight, un tessuto trasparente, oppure divisori nel ristorante e elementi separatori nella lounge della lettura e in camera da letto.

Photo credit: Courtesy Roberto Palomba
Photo credit: Courtesy Roberto Palomba

Parliamo di interior design. Prima nominavate pezzi della storia del design mixati con i vostri arredi. Come avete studiato la combinazione?

Roberto: Una delle caratteristiche del nostro lavoro è quella di essere inclusivi. Credo che il total look sia molto anni 90: lo stile degli stilisti non ci appartiene. Siamo sempre stati a-stilistici; personalmente mi sento vicino a persone come Achille Castiglioni che da una parte disegnava la Toio, che era una lampada con una vocazione artistica vicina al ready-made, e dall’altra parte progettava la Stilo, la quintessenza del minimalismo. Mi sento vicino anche Magistretti, che disegnava Ruffles per un hotel di Singapore e poi realizzava il Maralunga,il divano più iconico della borghesia milanese. Per noi è normale mixare prodotti che appartengono a epoche diverse e oggetti disegnati da noi e da altri. È anche in questo che si esprime l’ipertestualità di questo hotel.

Photo credit: Courtesy Roberto Palomba
Photo credit: Courtesy Roberto Palomba

Torniamo alla questione reale vs digitale...

Roberto: L’architettura è una scatola che contiene la vita e questo gioco tra digitale e fisico è un’opportunità anche per imparare che, un domani, tutto quello che faremo vivrà di una doppia natura. Mi avrebbe fatto piacere progettare l’evento reale, ma devo cofessarti che, se avessi dovuto scegliere, avrei scelto comunque quello digitale, il cui messaggio può arrivare a migliaia di persone. Inoltre, il visitatore che passa nella vita reale, apprezza e se ne va; l’utente digitale entra in una sorta di dialogo, e questo per noi è interessante. L’evento digitale, inoltre, viene spesso vissuto nell’intimità della propria vita stanza, fatto che fa cadere la barriera di timidezza che c’è tra le persone. Sei già schermato e questo ti fa aprire di più. C’è poi la questione del ricongiungimento, reso possibile dal digitale, che tutti abbiamo provato e stiamo vivendo a causa del lockdown. Siamo stati forzati a farlo, avremmo preferito non doverlo fare, ma in realtà in questo modo abbiamo imparato che possiamo ricongiungerci con persone che non possiamo vedere fisicamente.

Ludovica: L’amicizia mantenuta attraverso il digitale: non è solo una teoria di comunicazione, si possono creare davvero delle relazioni.

Roberto: Siamo sempre stati interessati a esplorare il digitale, siamo un po’ la Cassandra del settore: abbiamo previsto il futuro ma nessuno ci credeva. Sai quanti scontri abbiamo avuto, e abbiamo ancora, parlando di digitale nel nostro campo? Siamo molto contenti di aver fatto questa esperienza e non poteva che essere con Elle Decor, magazine da sempre attento all’evoluzione della società.

Ludovica: Abbiamo lavorato con un team di persone, sia esterno che interno. Il nostro team - Francesco Bianconi,Paola Danesi, Andrea Civiello - hanno lavorato giorno e notte. Siamo stati una squadra, con Livia stessa e 150Up che ha realizzato il sito. Anche per noi è stato stimolante: la bravura si misura quando una cosa puoi farla sul serio oggi noi siamo anche degli architetti digitali. Per noi questo non è passaggio indifferente.

grandhotel.elledecor.it


ELLE DECOR GRAND HOTEL
IperHotel
By Ludovica+Roberto Palomba
On air dal 26 novembre 2020 al 31 gennaio 2021

Da un’idea di Elle Decor Italia
Progetto: Ludovica+Roberto Palomba
Digital Design: 150UP
Styling: Simona Silenzi Studio
Graphic Design: Designwork
Exhibition Design Coordination: Marina Cinciripini

Texts and Editing: Caterina Lunghi

Design Shopping Experience Partner: MOHD

Institutional Partner: Confindustria Alberghi

Partner:
Amini Carpets, Artemide, C&C Milano, Fenix® Innovative Materials for Interior Design, Frigo2000|High performance Kitchen, Ginori 1735, Ideal Standard, Marazzi, MGS, Nardi, OLuce, Sub-Zero Wolf, Tubes Radiatori

Food Experience: Identità Golose

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