L'Europa arriva divisa al Consiglio. Slitta anche il Mes

Massimo Maugeri

L'Unione europea arriva divisa all'appuntamento cruciale. Nell'ora più drammatica dell'esplosione del coronavirus, i 27 si presentano al vertice che avrebbe dovuto dare una risposta unitaria per arginare le conseguenze economiche della pandemia in due blocchi contrapposti.

Da una parte Italia, Francia, Spagna e altri paesi soprattutto del sud che chiedono un intervento massiccio di Bruxelles data la straordinarieta' del momento. Dall'altra il blocco del nord, guidato da Germania e Olanda, che fanno muro.

I punti su cui un'intesa è lontana sono sostanzialmente due: le condizioni da applicare a un eventuale intervento del Fondo Salva-Stati e la possibilità di introdurre titoli di debito garantiti dalla Ue, gli Eurobond. Su entrambe le questioni i due fronti sono distanti.

Le divisioni tra Stati membri hanno costretto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, a presentare una nuova bozza di conclusioni ulteriormente annacquata rispetto alla versione precedente che dava un sostanziale via libera al ricorso al Mes.

Questa mattina in una riunione del Coreper (l'organismo che riunisce gli ambasciatori), Olanda e Finlandia si sono opposte a un paragrafo in cui si chiedeva all'Eurogruppo di concludere il lavoro tecnico per attivare le linee di credito del Meccanismo europeo di stabilità entro la prossima settimana.

Nell'ultima bozza che è stata fatta circolare tra le capitali, il Consiglio europeo invita l'Eurogruppo a "sviluppare le specifiche tecniche necessarie" per attivare il Mes "nelle prossime settimane". Nella nuova bozza, così come nella prima, non ci sono riferimenti espliciti alla possibilità di introdurre dei Coronabond.

Il richiamo di Von der Leyen

Intanto, all'indomani delle parole di Mario Draghi che dalle colonne del Financial Times ha parlato del coronavirus e delle sue conseguenze sull'economia come di una "tragedia di proporzioni bibliche", un appello forte è arrivato dalla presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen.

Il capo dell'esecutivo Ue, nell'aula praticamente deserta del Parlamento europeo (la stragrande maggioranza dei deputati hanno partecipato alla plenaria da casa) ha accusato di egoismo alcuni stati membri. "Le ultime settimane ci raccontano una storia a tratti dolorosa - ha detto von der Leyen - quando l'Europa aveva davvero bisogno che ci fossimo gli uni per gli altri, troppi inizialmente si sono preoccupati solo di se stessi. Quando l'Europa aveva davvero bisogno che lo spirito fosse "tutti per uno", troppi hanno risposto "solo per me stesso". E quando l'Europa aveva davvero bisogno di dimostrare che questa Unione non esiste solo quando va tutto bene, troppi si sono rifiutati inizialmente di condividere quello che avevano".

L'attenzione è adesso puntata sulla Germania: Berlino nei giorni scorsi, per voce del ministro dell'Economia, Peter Altmeier, ha demolito la proposta italiana sui coronabond e ha mostrato molta timidezza sul ricorso al Fondo Salva Stati senza condizionalità. Solo una svolta decisa da Angela Merkel potrebbe sbloccare la situazione e consentire alla Ue di uscire dall'impasse.