L'UE difende il suo bando sul petrolio russo: "Non fa aumentare i prezzi"

L'UE difende il suo bando sul petrolio russo: "Non fa aumentare i prezzi"

L'Unione Europea si oppone alle accuse secondo cui il suo divieto imposto al petrolio russo starebbe facendo salire i prezzi globali e avrebbe creato ulteriori disordini in un mercato energetico già imprevedibile.

"È completamente falso", ha dichiarato Josep Borrell, responsabile della politica estera dell'UE. "Il prezzo del petrolio ha iniziato ad aumentare un mese prima della guerra, a causa dalla guerra. Ha raggiunto il picco dall'inizio della guerra. Da quando abbiamo adottato le sanzioni e vietato le esportazioni di petrolio dalla Russia, il prezzo del petrolio è diminuito", ha ricordato.

Sebbene la valutazione di Borrell sia di fatto vera - il prezzo di riferimento del Brent è sceso a circa 106 dollari al barile rispetto al picco di 123 dollari raggiunto all'inizio di marzo -, il quadro è incompleto.

Il divieto sul petrolio, concordato dagli Stati membri a fine maggio, è stato concepito come una misura graduale e strutturata: le importazioni via mare di petrolio russo, sia greggio che prodotti raffinati, saranno gradualmente eliminate entro la fine dell'anno. Per questo, l'Ungheria e altri Paesi senza sbocco sul mare hanno ottenuto un'esenzione a tempo indeterminato per le importazioni via oleodotto. Le sanzioni, inoltre, includono il divieto di assicurare e finanziare il trasporto di petrolio russo verso Paesi terzi, un settore in cui l'Unione gode di un'ottima posizione dominante: ottenere un'assicurazione di alto livello per coprire le potenziali responsabilità è essenziale per le petroliere che trasportano petrolio in tutto il mondo. Nel complesso, infine, l'UE si è impegnata a eliminare oltre il 90% delle importazioni di petrolio dalla Russia.

Secondo i dati precedenti alla guerra, l'Unione acquistava quotidianamente dalla Russia circa 2,2 milioni di barili di greggio e 1,2 milioni di barili di prodotti raffinati. Il divieto, una volta completato, potrebbe eliminare fino a 3 milioni di barili di petrolio dai mercati internazionali. Questo porterebbe a un sostanziale riassestamento dell'equilibrio tra domanda e offerta e potrebbe far salire drasticamente i prezzi se la Russia non riuscisse a trovare nuovi clienti per tutti quei barili.

Cina e India stanno già aumentando gli acquisti di petrolio russo, che il Cremlino offre con un interessante sconto di 30 dollari, con grande frustrazione degli alleati occidentali.

Intanto, oltre Oceano, nel tentativo di evitare ulteriori perturbazioni del mercato, gli Stati Uniti sono alla guida della causa per l'introduzione di un tetto al prezzo del petrolio russo. L'idea è nata durante l'ultima riunione del G7, ma Washington è intenzionata a coinvolgere l'intero G20 per ottenere una maggioranza più ampia e più forte.

Il piano prevede che un gruppo di Paesi agisca come un cartello e imponga un limite al prezzo che sono disposti a pagare per il petrolio russo, probabilmente tra i 40 e i 60 dollari al barile.

Le società e le entità che accettano di giocare a carte scoperte e di rispettare il tetto massimo sarebbero esentate dal divieto di assicurazione e potrebbero trasportare e commerciare il petrolio russo. D'altro canto, a coloro che tenteranno di acquistare barili oltre la soglia concordata verrà negata la fornitura di servizi di spedizione, bancari e assicurativi.

Gli Stati Uniti ritengono che il tetto massimo ridurrebbe automaticamente le entrate energetiche della Russia, garantendo al contempo la stabilità dei prezzi della benzina, una priorità fondamentale per il Presidente Usa, Joe Biden, in vista delle cruciali elezioni di midterm.

Ma diversi esperti e think tank hanno sollevato serie preoccupazioni sulla fattibilità e sull'utilità del piano, avvertendo che potrebbe facilmente ritorcersi contro e innescare un'impennata dei prezzi ancora maggiore.

Guardate il video qui sopra per saperne di più sulle perturbazioni dei mercati petroliferi.

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