L'Ue tifa Azzurri a Wembley per il riscatto post-Brexit

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BRUSSELS, BELGIUM - DECEMBER 30:  European Council President Charles Michel and European Commission head Ursula von der Leyen sign post-Brexit trade agreement in Brussels, Belgium on December 30, 2020. (Photo by Thierry Monasse/Pool/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Anadolu Agency via Getty Images)
BRUSSELS, BELGIUM - DECEMBER 30: European Council President Charles Michel and European Commission head Ursula von der Leyen sign post-Brexit trade agreement in Brussels, Belgium on December 30, 2020. (Photo by Thierry Monasse/Pool/Anadolu Agency via Getty Images) (Photo: Anadolu Agency via Anadolu Agency via Getty Images)

Con il suo portato di rottura storica, la Brexit ha spesso squarciato i veli del linguaggio diplomatico, congedando ipocrisie e seminando crude verità. Eppure ancora fa effetto quando al briefing quotidiano della Commissione Europea, rispondendo alla domanda di un giornalista, il portavoce di Ursula von der Leyen, Eric Mamer, scandisce che “il cuore della presidente è con la Squadra Azzurra e domenica tiferà per l’Italia” nella finale di Euro 2020 contro l’Inghilterra. Va bene, la Germania, paese d’origine di von der Leyen, è stata eliminata agli Ottavi proprio dall’Inghilterra. Ci sta che la presidente stia con gli Azzurri. Ma subito dopo anche il portavoce del belga Charles Michel, Barend Leyts, fa sapere senza indugio che pure il presidente del Consiglio Europeo “naturalmente sosterrà gli italiani domenica” e “farà con forza il tifo per la squadra Azzurra”.

Sul ‘forza Italia’ si uniscono Von der Leyen e Michel, i due ‘rivali’ del ‘sofagate’ di Ankara, lei senza sedia al vertice Ue-Turchia per scelta di Erdogan che il presidente del Consiglio Europeo lì per lì non contestò. Ma, soprattutto, è così che Euro2020 si ammanta di un velo di geopolitica. La finale di Wembley diventa una sorta di rivincita post Brexit la cui responsabilità è affidata all’Italia. Una sfida ancora più sentita perché a chiusura di un campionato post-pandemico o pandemico a seconda di come andrà con le varianti del covid, ma comunque liberatorio rispetto al 2020 degli stadi chiusi: celebrato quasi fossero mondiali di calcio perché era da tanto, solo un anno ma sembra un’eternità, che non si poteva esultare insieme ad amici e parenti. Ma, ironia della sorte, c’è di più.

Il piano straordinario di aiuti europei Next Generation Eu è sulla pista di decollo per cercare di agganciare la ripresa post-covid. Vogliamo mischiare gli europei con l’economia? No. E comunque il punto in questo caso non è il business generato dalle partite. Il punto, senza appesantire, è la responsabilità: all’Italia per gli europei, all’Italia anche per la crisi economica.

Con addosso il tifo di tutta Europa, persino degli spagnoli pur col cuore infranto dalla sconfitta di martedì scorso, da Luis Enrique in giù tutti a tifare Italia contro la ‘perfida Albione’, l’Italia si ritrova a portare la bandiera di tutta Europa a Wembley, incaricata di riscattare l’Unione Europea cui appartiene il grosso delle squadre di Euro2020. Così come sul recovery fund è l’Italia che si ritrova a dover gestire la fetta maggiore di responsabilità (oltre 200mld) nella realizzazione di un piano che dovrà rimettere in carreggiata il nostro paese per salvare tutto il resto del continente (è così, senza alcuna esagerazione).

Il fato o gioco di squadra ha voluto che il riscatto calcistico e di orgoglio europeo dalla Brexit finisse in mani italiane. La situazione economica pre-covid (qui il fato c’entra decisamente meno) ha deciso che il riscatto sulla crisi scatenata dalla pandemia pure sia affidato prevalentemente a Roma e alla riuscita del piano nazionale italiano. Troppa pressione? Di certo mai così prima la storia dell’Ue aveva acceso i riflettori sull’Italia.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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