A luglio rallentano i consumi e la produzione industriale in Cina

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AGI - Rallentano le vendite al dettaglio in Cina, cresciute del 2,7% su base annua, in calo rispetto al 3,1% di giugno. "Il rischio di stagflazione nell'economia globale sta crescendo e le basi per una ripresa economica interna non sono ancora solide", ha spiegato l'NSO in un comunicato. Secondo gli analisti, i consumi hanno risentito non solo di alcuni casi di recrudescenza da Covid ma anche dai problemi del mercato immobiliare.

Flette, in generale, la produzione industriale cinese, a luglio, attestandosi al +3,8% su base annua, dato inferiore a quella del mese precedente e significativamente al di sotto delle aspettative degli analisti. I dati ufficiali pubblicati oggi dall'Ufficio Nazionale di Statistica (One) rappresentano un calo di 0,1 punti rispetto a giugno (+3,9% su base annua) e sono lontani dalle previsioni più diffuse tra gli esperti, che anticipavano un rialzo del 4,6%. Nel confronto mese su mese, la produzione industriale del colosso asiatico è aumentata dello 0,38%.

Nonostante la tendenza generale al rallentamento della ripresa economica, l'One si concentra nel suo comunicato sull'evidenziare "l'inerzia di ripresa" dell'economia nazionale grazie alle "politiche adottate per coordinare efficacemente la prevenzione del covid e lo sviluppo socioeconomico".

L'istituto avverte dei "rischi di stagflazione" nell'economia mondiale e, in chiave nazionale, assicura che le basi della ripresa sono ancora "non consolidate", per cui invita a puntare sull'espansione della domanda interna e sulla stabilizzazione dell'occupazione e dei prezzi.

Prosegue debole la seduta delle Borse asiatiche sui deludenti dati cinesi con gli investitori ansiosi di vedere se Wall Street riuscira' a sostenere il suo rally, dato che le speranze che l'inflazione statunitense abbia raggiunto il picco saranno messe alla prova dai probabili commenti da falco della Fed attesi per mercoledi' prossimo. Tokyo viaggia positiva e guadagna l'1,09%, Shanghai avanza dello 0,12%, Taiwan dello 0,89%. Giù Hong Kong che poco sotto la parita' cede lo 0,05% mentre l'indice SZSE della Cina continentale guadagna lo 0,37%.

Prezzi del petrolio in calo

La causa è proprio la debolezza dei dati economici della Cina, che ha scatenato preoccupazioni sulla domanda del più grande importatore di greggio del mondo, mentre il capo del principale esportatore mondiale, Saudi Aramco, ha detto di essere pronto ad aumentare la produzione. L'economia cinese e' rallentata inaspettatamente a luglio, mentre la produzione delle raffinerie e' scesa a 12,53 milioni di barili al giorno, il livello piu' basso dal marzo 2020, secondo i dati del governo.

Sui circuiti asiatici, il Brent passa di mano a97,16 dollari cedendo l'1,01% mentre il WTI viene scambiato a 91,19 dollari perdendo lo 0,98%. Saudi Aramco è pronta ad aumentare la produzione di greggio fino alla sua capacità massima di 12 milioni di barili al giorno (bpd) se il governo saudita lo richiederà, ha dichiarato ieri l'amministratore delegato Amin Nasser: "Siamo fiduciosi della nostra capacità di aumentare la produzione fino a 12 milioni di bpd ogni volta che il governo o il ministero dell'Energia ci chiederà di aumentare la nostra produzione".

I prezzi del petrolio sono rimbalzati di oltre il 3% la scorsa settimana dopo che un componente danneggiato dell'oleodotto ha interrotto la produzione di diverse piattaforme offshore del Golfo del Messico e dopo che gli investitori hanno ridimensionato le aspettative di un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti.