Luigi Di Maio alla Farnesina: l’indiscrezione sul lavoro del ministro

luigi di maio

Solo qualche giorno fa l’Italia ha ricevuto la visita del presidente francese Emanuel Macron, che con Conte ha discusso temi caldi quali immigrazione e rapporti con la Libia. A molti, però, non è passata inosservata l’assenza di Luigi Di Maio, neo ministro degli Esteri. Il protocollo, va detto, non prevede obbligatoriamente la presenza del capo della Farnesina e Di Maio in quel momento era impegnato in un bilaterale con la sindaca di Roma, Virginia Raggi. I più scettici però hanno dato la loro interpretazione e, come riporta Libero, credono che l’Italia temesse di fare una brutta figura presentando Luigi Di Maio all’incontro.

Luigi Di Maio, l’indiscrezione

Se da una parte Di Maio è stato escluso dall’incontro con il presidente francese, il prossimo lunedì partirà per gli Stati Uniti e andrà all’Onu, dove incontrerà i leader del Terzo Mondo. Insomma, sembra proprio per il penstellato non ci sia pace: dopo la crisi di governo, la sua ambizione principale era quella di restare vicepremier. Conte glielo ha però impedito, e dunque è tornato alla carica chiedendo una poltrona di prestigio, ma al termine delle consultazione, a lui è stato affidato il ministero degli Esteri, e sembra proprio che la politica Di Maio la vedrà davvero poco. Va infatti detto che a gestire i rapporti con l’Europa ci penserà Conte, e dove non arriverà quest’ultimo interverrà Paolo Gentiloni. Anche con gli Stati Uniti scenderà in campo in prima persona Conte, mentre l’immigrazione è affare di Luciana Lamorgese, subentrata a Matteo Salvini. A Di Maio, dunque resta poco di cui occuparsi, tanto che, come trapela da fonti vicine al ministero, riprese da Libero, alla Farnesina da qualche tempo si tengono le riunioni tra i pentastellati.

Dal Lavoro agli Esteri

Non si può dire che per Luigi Di Maio, nel passaggio da un governo all’altro, le cose non siano cambiate. Oltre ad aver perso la poltrona da vicepremier, il pentastellato ha dovuto affrontare il trasloco dal ministero del Lavoro a quello degli Esteri, e senza dubbio il da fare si è modificato. Al vecchio ministero, infatti, Di Maio aveva oltre 150 tavoli di crisi aziendali aperti, e non ne ha risolto nemmeno uno. Ora agli Esteri sembra che il grillino abbia davvero poco da fare, visto e considerato che altri si stanno occupando di intessere rapporti con gli Stati senza di lui.