Luigi Sturzo: la vita, le opere e le frasi celebri

Luigi Sturzo partito

Luigi Sturzo, nato nel 1871 in Sicilia da una famiglia agiata, Luigi Sturzo fu sacerdote e fondatore del Partito Popolare. Il suo pensiero può essere conosciuto dai libri che ha lasciato: a Roma, presso un edificio che porta il suo nome, sono archiviate tutte le opere, pubblicate in vita e postume.

Luigi Sturzo: i libri

Osservando l’imponente raccolta del prelato, salta all’occhio quanto sia stata prolifica la sua attività in esilio, durante il quale scrisse non solo in italiano, ma anche in francese ed in inglese. Il filo conduttore delle opere di Sturzo rispecchia temi che gli stavano molto a cuore ed attualmente oggetto di dibattiti: religione, libertà, politica e società. Si ricordino la raccolta in tre tomi “Sul partito popolare italiano“, “Essai de sociologie” in francese, “Italy and fascismo“, “Nationalism and Internationalism” e “Politics and morality” in inglese, insieme a “Il ciclo della creazione“, “Chiesa e Stato” ed innumerevoli raccolte, per lo più postume, di carteggi.

Le opere sociologiche, in particolare, hanno avuto ampi consensi negli Stati Uniti, tanto che a New York, come in Italia, esiste una fondazione dedicata a Don Sturzo: in questi scritti venne ribadita la differenza tra popolarismo e populismo, spiegando come, nel primo caso, l’intervento dei cittadini nelle decisioni fosse attivo, mentre il secondo mirasse ad usare gli uomini per raggiungere gli obiettivi politici. Si cercò, inoltre, di dare una motivazione ai problemi collettivi, inquadrandoli in una visione universale e mettendo Cristo a fondamento della storia.

Luigi Sturzo: le frasi celebri

Alcune affermazioni che Don Sturzo utilizzava nei suoi discorsi sono arrivate ad oggi: “Io sono un sacerdote, non un politico” metteva in risalto come egli si sentisse, prima di tutto, un uomo di chiesa. Tuttavia non poteva ignorare la politica, poiché: “Il Vangelo deve entrare dappertutto.” Quest’espressione non voleva dire che i partiti dovessero avere un’impostazione religiosa, ma che era doveroso seguire l’esempio di Gesù in tutti i campi della vita.

Alla fondazione del Partito Popolare si rivolgeva, nel suo famoso appello: “A tutti gli uomini liberi e forti“, disposti a “cooperare ai fini superiori della Patria“, per perseguire integralmente “gli ideali di giustizia e di libertà”, dando prova di grande determinazione.
Ma la più famosa tra le sue frasi celebri era: “Devo tutto al Vangelo ed alla Rerum Novarum“, riferendosi in questo modo al Nuovo Testamento della Bibbia e all’enciclica sociale siglata da Papa Leone XIII, per cui provava molta gratitudine.

La vita di Luigi Sturzo

Ma chi era Luigi Sturzo? Nato a Caltagirone da una famiglia benestante e di discendenza nobile per via paterna, il futuro sacerdote frequentò il seminario poiché la sua salute non gli permise di andare a scuola. In quel contesto, divenne sensibile alle condizioni degli operai della Sicilia, in particolar modo verso quelli che lavoravano nelle miniere di zolfo, costretti a vivere in condizioni disumane.

Proseguì i suoi studi a Roma, dove fu ospitato a Trastevere: dalla biografia risulta che, in occasione delle benedizioni pasquali nel quartiere, il giovane Sturzo rimase talmente sconvolto per l’evidente stato di degrado che stette qualche giorno senza mangiare. L’ esperienza fu decisiva nella formazione del suo ideale politico, che secondo lui era una diretta conseguenza del mettere in pratica la carità e la giustizia.
Tornò nel suo paese natale e ne divenne pro-sindaco, ma le sue iniziative non fecero piacere ai più conservatori; gli venne chiesto di aderire alla Democrazia Cristiana, ma rifiutò perfino il tesserino. Quindi, una volta avuti i permessi dalle Autorità del Vaticano, Don Sturzo fondò il Partito Popolare, al quale non aggiunse mai la dizione “cattolico”, poiché riteneva che l’associazione tra le due espressioni fosse contraddittoria. Cattolico infatti vuol dire “universale”, mentre “partito” è un termine che ha connotazioni dissociative. Pertanto, la fazione Popolare era di stampo laico ed aperta a tutti.

Ma Luigi Sturzo dovette affrontare la dittatura fascista: alla luce di questo clima, preferì andare in esilio a Parigi ed a Liverpool, per riparare, poi, negli Stati Uniti, a causa della nascente inimicizia tra Regno Unito e Italia. Riuscì a tornare in patria solo dopo la caduta del fascismo: divenne giudice dell’Alta Corte in Sicilia e fu nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, morendo a Roma all’età di ottantasette anni.