Luisa cerca la madre biologica ma lei la rifiuta: "Sei la mia più dolorosa ferita, il simbolo di una violenza subìta"

Luisa Velluti

“Luisa, non ho scelto io di chiamarti così nè di averti, per me sei solo la più dolorosa ferita che ho avuto a 18 anni”. Inizia così la lettera anonima che Luisa Velluti ha ricevuto nella sua cassetta della posta dopo aver cercato a lungo la sua madre biologica.

29 anni, residente a Falcade, in provincia di Belluno, Luisa ha sempre saputo di essere stata adottata ma non ha mai abbandonato il desiderio di incontrare la donna che le aveva donato la vita. La ragazza ha così deciso di lanciare un appello a Chi l’ha visto?, storica trasmissione di Rai Tre. La risposta, però, non è stata quella che Luisa si aspettava. Nella lettera ci sono riferimenti alla violenza sessuale subìta dalla donna.

Ecco il testo integrale:

“Luisa, non ho scelto io di chiamarti così, innanzitutto. Non ho nemmeno scelto di averti, per me sei solo la più dolorosa ferita che ho avuto a 18 anni, altro che madre naturale. Ero una ragazza più giovane di quello che se tu ora. Tutto sognavo e tutto potevo sperare, ma non certo la violenza che ho subito e di cui tu sei simbolo. Ricordo i suoi maledetti occhi azzurri.

Rispetta la mia privacy. Non sbandierare una storia melensa che non c’è. Rispetta il mio dolore e la mia solitudine. Se avessi avuto anche una sola buona ragione per volerti vedere avrei risposto agli appelli del Tribunale. Non trovi?

Infine, rispetta anche te stessa e se accetti un consiglio non da una madre ma da una donna ferita, non giocare mai con le vite degli altri e nemmeno con la tua. ti auguro di crescere nel rispetto tuo verso gli altri e degli altri verso di te”.

Parole dure, che Luisa ha commentato così a Chi L’ha Visto? : “Questo è quello che fa ancora più male, pensare che una persona che ti ha messo al mondo arrivi a scrivere queste cose è terribile. Io che colpa ne ho? – e poi ancora – Immaginavo una persona che ogni 6 marzo pensasse a me, in modo dolce. Invece ora penso che c’è qualcuno che ogni 6 marzo maledice quel giorno”.

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