L'offerta tedesca al Parlamento: una manciata di miliardi per cedere sui diritti

Claudio Paudice
·Giornalista, L'HuffPost
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(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Tutto ruota, come sempre, intorno ai soldi. L’ultima proposta inviata dalla presidenza di turno tedesca del Consiglio dell’Ue mette sul piatto un massimo di nove miliardi per convincere l’Europarlamento e sbloccare i negoziati iniziati ad agosto sul bilancio dell’Unione Europea. A prima vista troppo pochi per chi ne chiede almeno 38. Ma, soprattutto, non vengono introdotte sanzioni economiche per i Paesi che non rispettano gli standard democratici dell’Ue. L’ambasciatore Michael Clauss ha inviato al presidente della Commissione Bilancio dell’Europarlamento Van Overtveldt una lettera in vista del settimo round di negoziati con il Consiglio e la Commissione Ue. Il tempo stringe, la pandemia avanza e lo spettro di un nuovo lockdown spaventa le capitali europee. E, com’è noto, il Recovery Fund che alcuni Paesi - Italia in primis - aspettano subito fin da gennaio per poter contrastare gli effetti economici e sanitari dell’epidemia, dipende proprio dal preventivo semaforo verde al bilancio comunitario. Dopo l’incontro di lunedì, la delegazione parlamentare aveva detto di essere ancora in attesa di una “offerta valida” da parte del Consiglio. L’ultima offerta, tuttavia, non sembra ancora in linea con le richieste dei deputati.

La principale questione che sta spaccando i negoziati riguarda il rispetto dello stato di diritto in alcuni Paesi, come Ungheria e Polonia. I partiti dell’Europarlamento chiedono sanzioni economiche per gli Stati che non principi come l’indipendenza della magistratura, la tutela delle libertà individuali e politiche, il regolare svolgimento delle gare pubbliche ecc. Su questo punto Clauss è chiaro nella sua missiva: “La Commissione europea potrà proporre misure quando le violazioni dello stato di diritto colpiscono in modo sufficientemente diretto la sana gestione finanziaria del Bilancio Ue. Per la prima volta lo stato di diritto sarebbe legato alla protezione del Bilancio. Questo è un grosso passo avanti”, rivendica. Tuttavia la presidenza tedesca ammette: “Allo stesso tempo è chiaro che non può essere un meccanismo sanzionatorio finanziario. Il meccanismo di condizionalità non può essere un articolo 7 riproposto in altri termini”. Vuol dire che non ci potranno essere sanzioni finanziarie in caso di violazioni, anche se eclatanti, degli standard democratici che non passino dalle norme già previste dai trattati.

Non è quello che volevano gli eurodeputati, intenzionati a non retrocedere sulla necessità di affermare la democrazia all’interno confini comunitari. Oggi il Parlamento ha adottato una relazione per chiedere un rafforzamento dello stato di diritto in tutta Europa, attraverso nuovi dispositivi e sanzioni efficaci per gli stati membri in caso di violazione. Gli eurodeputati hanno anche insistito affinché le istituzioni comunitarie concordino su regole chiare che vincolino giuridicamente la ricezione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto. Non solo: viene richiesto poi un ciclo di monitoraggio annuale con raccomandazioni specifiche per ogni stato membro, scadenze e obiettivi di attuazione. Il ciclo dovrebbe servire come base per attivare l’Articolo 7 o per sospendere i fondi di bilancio per uno stato membro.

Insomma, il Parlamento sembra non voler cedere sul legare i finanziamenti Ue allo stato di diritto in Ungheria e Polonia. La presidenza tedesca ha risposto ancora una volta picche, perché i trattati europei già prevedono una procedura sanzionatoria con l’articolo 7, che può portare fino alla revoca del diritto di voto, ma serve l’unanimità degli Stati.

Per superare le resistenze su questo fronte, tuttavia, il Consiglio Ue è pronto a mettere sul piatto una contropartita in denaro. Ma il linguaggio utilizzato nella lettera non depone a favore della chiarezza: “La fine della prima metà del prossimo periodo finanziario è un buon momento per rafforzare le dotazioni di alcuni programmi” del Bilancio Ue. E “alla fine potrebbe essere disponibile un aumento per tutto il periodo finanziario, per un numero ad una cifra (in miliardi di euro)”. Meno di 10 miliardi di euro, ma la lettera non fornisce ulteriori informazioni quantitative.

Non tantissimi se si pensa che il Parlamento Europeo da tempo ha lamentato il sottofinanziamento di 15 programmi europei, per i quali chiede almeno 38 miliardi in più. E poi ha chiesto un impegno chiaro sul reperimento di nuove “Risorse proprie” che serviranno a rimborsare il Recovery Fund. La presidenza tedesca ha fatto sapere di essere disposta a lavorare a una “road map”. Su questo capitolo, però, ci sono da superare anche le resistenze dei Paesi frugali, contrari a mettere più soldi nel bilancio Ue. Roma tuttavia continua a confidare che il Recovery Fund sarà operativo da gennaio.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.