L'ultima telefonata di Lady Diana prima di morire è l'ultimo ricordo che custodiremo di lei (per sempre)

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Photo credit: Tim Graham - Getty Images
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Per tutti Lady Diana era la regina di cuori, "una donna dalla nobiltà innata, che andava oltre le classi sociali, e che ha dimostrato negli ultimi anni di non aver bisogno di un titolo reale per continuare a generare il suo particolare tipo di magia", come disse lo stesso Charles Spencer nel ricordare la sorella, scomparsa nella notte del 31 agosto 1997. A ventiquattro anni di distanza dal drammatico incidente che costò la vita alla madre di William e Harry, all'epoca di 15 e 12 anni, e al compagno Dodi Al-Fayed, il giornalista Richard Kay torna a parlare di Lady D, ricordando la loro ultima telefonata.

Photo credit: Tim Graham - Getty Images
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Durante una recente intervista rilasciata per un nuovo documentario intitolato Diana, Kay ha raccontato ciò che la principessa del Galles gli confidò poche ore prima della sua morte. Il giornalista britannico, molto amico della principessa, fu infatti l'ultima persona che ebbe contatti con lei prima del tragico incidente. Come riportato da The Mirror, Richard Kay ricorda che Lady D "si sentiva bene", ma soprattutto "voleva tornare a vedere i suoi ragazzi". Quell'estate Diana aveva progettato di trascorrere le vacanze con i figli a Long Island, New York, ma i funzionari di sicurezza glielo avevano sconsigliato. Così, dopo aver annullato una visita in Thailandia, la principessa aveva accettato l'invito in Francia del nuovo fidanzato Dodi, figlio del magnate Mohamed Al-Fayed. Dopo alcuni giorni trascorsi insieme ai ragazzi al largo di Saint-Tropez, la coppia era partita da sola alla volta di Parigi.

Photo credit: Michel Dufour - Getty Images
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Quella sera al telefono Diana confidò al cronista che "voleva disperatamente poter ricominciare da capo e fare qualcosa di diverso", desiderava "esplorare un diverso tipo di regalità". Non sappiamo che cosa avesse esattamente in mente, di certo tra i suoi progetti c'era quello di portare avanti un percorso avviato già anni prima con il suo impegno a favore delle persone malate di Aids e di lebbra, dei senzatetto e di tutti i bambini poveri nel mondo, che ogni giorno rischiano tuttora la vita in Paesi come l'Angola a causa delle mine antiuomo. Se all'epoca molta stampa la criticò per il suo impegno fuori dai tradizionali canali diplomatici, tanto da affibbiarle il titolo di "mina vagante" per le sue ingerenze politiche, oggi il valore delle sue cause è universalmente riconosciuto e portato avanti dalle associazioni a lei intitolate, come il Diana Princess of Wales Memorial Fund istituito dal fratello nel 1997 e il Diana Award, dedicato a giovani tra i 9 e i 25 anni impegnati in cause sociali e umanitarie.

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