L'addio in videochiamata di una mamma ai quattro figli nel racconto straziante di un'infermiera

(Photo: Justin Paget via Getty Images)

È una lettera straziante quella che un’infermiera del San Luigi di Orbassano ha scritto al sindaco di Volvera Ivan Marusich e che lui ha pubblicato sulla bacheca del proprio profilo Facebook: un “diario dalla prima linea, quella umana, del cuore”, come scrive la professionista che ogni giorno assiste pazienti con Covid-19. Nella lunga missiva la donna descrive l’ultima videochiamata di una paziente ai suoi quattro figli. Lo scopo è quello di far capire il dramma che stanno vivendo alcune persone sulla propria pelle, mentre altre - a casa - si lamentano: “Siamo un paese che sa solo lamentarsi per qualsiasi cosa, mai contenti di nulla. Sembra che la quarantena sia un castigo anziché una protezione per ognuno di noi”, scrive.

L’infermiera parte raccontando i primi dialoghi avuti con la donna, alla quale poco rimaneva da vivere:  “Ho quattro figli e sono sempre stati tanto mammoni - le diceva -. Un rapporto bellissimo, anche perché gli ho fatto da madre e da padre, visto che sono rimasta vedova da giovane. Non ho paura di morire, non vorrei solo soffrire. Ma un giorno, uno dei miei figli è venuto a trovarmi e non lo hanno più fatto entrare.. è stato obbligato, non una scelta. Non ho potuto vedere più i nipoti, le nuore nessuno. Io qui, loro a casa.”.

″‘Li chiamo ogni giorno, li sento che stanno soffrendo perché non possono stare con me fino alla fine’. Entra il medico, la visita e squilla il telefono, è uno dei figli - continua la lettera -. La paziente gli dice ‘c’è il medico, te lo passo’. Il medico descrive al figlio la situazione. È davvero critica. Alla signora viene detto che dovrà essere intubata presto e che non ha molto da vivere. Il figlio chiede di poterla vedere per un ultimo, breve saluto. Non è possibile. il Covid non decide su chi posarsi, si insinua su chiunque”.

A far soffrire ancora di più i pazienti in terapia intensiva è l’impossibilità di poter parlare facilmente con i propri cari, neanche al telefono. “Il medico esce dalla stanza e la signora piange disperata - scrive l’infermiera -. Mentre è ancora al telefono con il figlio, il figlio piange con lei. Lei ha sempre su di te quello sguardo implorante, come volesse chiederti di fare qualcosa e chiedi di passarle il telefono. La signora ha un telefono vecchio, non è anziana, ma nemmeno tecnologica, non puoi avvicinare il telefono all’orecchio, quindi non sai cosa ti risponde il figlio, ma quello sguardo ti ha trapanato e non sei soltanto un operatore, sei mamma, sei figlia”.

Da lì l’idea della videochiamata: “Dici al figlio: ‘Radunatevi tutti e quattro, ma proteggetevi con le mascherine. Fatelo prima che potete e poi chiamate in video chiamata questo numero’. E gli dai il tuo e vi farò vedere mamma. È poca cosa, ma almeno non sarà una cosa interrotta di netto, e la potrete vedere”.

Non passa molto e i figli si radunano: “Apri la video-chiamata e tutti e quattro i figli lì. La paziente non se lo aspettava ed è felice come una Pasqua e tu con lei. Si parlano un bel po’,  si raccontano, si dicono ti amo e lei desatura spesso perché si sta affaticando, ma sai il destino nefasto, non te la senti di chiedere di chiudere. Già una volta sono stati obbligati a tagliare, ora vuoi che la decisione sia la loro”.

“La chiamata dura circa mezz’ora ed è come se un cerchio si fosse chiuso, quello che doveva essere è stato… lei aveva resistito solo per loro, per vederli, per salutarli. Hai il cuore in mille pezzi. Pensi a te e ai tuoi figli e comprendi tutto..ogni sua preoccupazione. Ti prende la mano, ti dice grazie, veglierò su di te, per quello che hai fatto. E fai fatica a non piangere. La paziente si spegne. Decidi di uscire e lasciare ai colleghi il resto. E vedi che, come le procedure prevedono, la cospargono di disinfettante, la avvolgono in un lenzuolo e la portano in camera mortuaria. Sola..sola..i suoi effetti personali messi in triplice sacco nero andranno inceneriti”. 

Il “dopo” è ancora più tragico: ″È domenica mattina. L’agenzia di pompe funebri è venuta a prendere la salma. Uno solo dei figli presente, a debita distanza. Non l’ha più vista da quella video chiamata. Dà indicazioni all’incaricato e vanno via… la sua macchina svolta a destra, la salma va a sinistra..sola. Non ce la fai, quello è troppo. E se fino ad ora non avevi pianto, ora non ce la fai”, si legge nella lettera.

L’episodio ha dato modo all’infermiera di riflettere e l’ha convinta a condividere l’esperienza affinché le persone possano essere più consapevoli di ciò che accade davvero negli ospedali: “A casa apri Facebook. Lamentele ovunque. Vi hanno negato la libertà, il bimbo non può andare più al parco, il cane passeggia troppo in là da casa e non si trova più lievito. Quanta ignoranza, quanti pochi problemi ha la gente, ma su una cosa ancora siamo fortunati: a noi ci saranno state anche negate delle cose, dovremmo anche fare sacrifici, ma almeno noi abbiamo ancora la dignità, un diritto che il Covid-19 ti toglie, senza poterti lamentare”.

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