L'ultimo auspicio di Draghi è (ancora) la creazione di un bilancio unico europeo

Francesca Venturi

Nei suoi otto anni di presidenza della Banca Centrale europea Mario Draghi ha lasciato il segno affrontando con i mezzi che aveva a disposizione una situazione di grandissima difficoltà per l'area della moneta unica, ottenendo risultati positivi oltre che qualche effetto collaterale contestato da alcuni. Ha quindi contribuito con le sue azioni di politica monetaria accomodante al ritorno alla crescita nell'Eurozona, ma su una cosa non si è andati avanti come da lui auspicato: la creazione di un bilancio unico per i 19 paesi.

Nel suo ultimo discorso da presidente, quello dell'addio nella cerimonia formale che si è svolta in un nebbioso lunedì di fine ottobre all'Eurotower, è tornato a dire che "abbiamo bisogno di una capacità fiscale dell'euroarea, che sia di adeguata dimensione e concezione: grande abbastanza da stabilizzare l'unione monetaria, ma concepita in modo da non creare un azzardo morale eccessivo".

Sottolineando poi che una prospettiva comune "ci consente di proteggere i nostri interessi nell'economia mondiale, di resistere alle pressioni di potenze straniere, di influenzare le regole globali perché siano coerenti con i nostri standard e di promuovere i nostri valori a gruppi globali". Una visione europeista confermata dai leader intervenuti a Francoforte, che lo hanno ringraziato come un degno erede dei padri dell'Europa: Emmanuel Macron ha citato in particolare Jean Monnet, Robert Schuman, Altiero Spinelli.

Quello di puntare a una maggiore integrazione è uno dei compiti che Draghi lascia in eredità a Christine Lagarde. La nuova presidente ha ricevuto il testimone nella forma simbolica della campanella per gestire le discussioni fra i 25 componenti del comitato esecutivo della Bce. Oltre a lei, solo un'altra donna partecipa alle decisioni di politica monetaria europea, la tedesca Isabel Schnabel, recentemente nominata dal governo in sostituzione della dimissionaria Sabine Lautenschlaeger, in disaccordo con le politiche di Draghi. (Quello della disparità di genere è uno dei temi cari a Lagarde, che sicuramente si adopererà per aumentare la presenza femminile a oltre l'8%).

L'Eurozona, anche per effetto delle politiche monetarie della Bce, è oggi divisa, soprattutto su come valutare i tassi di interesse negativi. Al Nord, in Germania e nei Paesi bassi soprattutto, questo effetto degli acquisti massicci di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea non è considerato positivamente. Ma l'opera di Draghi è stata oggi salutata con parole di gratitudine dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron, oltre che dal capo dello Stato italiano Sergio Mattarella.

Tutti hanno lodato quello che Merkel ha definito "appassionato impegno" di Draghi a tutela della moneta unica e dell'Unione europea, e Macron ha auspicato un impegno di tutti a raccogliere l'eredità di Draghi: "Ora tocca a noi leader proseguire il suo impegno, e speriamo di essere all'altezza".. Citando i tre punti del discorso che due settimane fa il presidente della Bce ha tenuto a Milano, Macron ha ricordato il suo impegno su "sapere, coraggio e umilta'".

Mentre Mattarella ha sottolineato che il banchiere centrale italiano "è stato autorevolmente al servizio di un'Europa più solida e inclusiva, interpretando la difesa della moneta unica come una battaglia da condurre con determinazione contro le forze che ne volevano la dissoluzione". Merkel ha significativamente sottolineato l'importanza di una Bce indipendente, ricordando che "l'euro è molto di più di una semplice moneta e il suo ruolo è persino più importante dell'accordo di Schengen. L'euro è il simbolo dell'irriversibilità del processo dell'integrazione europea e Francoforte è la patria di questo processo".

Nel suo ultimo discorso, più una riflessione che una celebrazione come ha detto lui stesso, Draghi ha anche parlato delle opportunità per la moneta unica legate alla sfida del cambiamento climatico: uno dei cavalli di battaglia di Lagarde. Quest'ultima dovrà utilizzare tutte le sue riconosciute doti di abilissima e instancabile mediatrice per affrontare il compito che l'aspetta per i prossimi 8 anni. Ha ribadito di non voler più utilizzare la più celebre formula del suo predecessore, quel "whatever it takes" che tutti oggi hanno citato come simbolo dell'inizio della fase accomodante della politica di Draghi.

E, intanto, ha salutato il presidente uscente con i versi di una bellissima canzone del cantautore canadese scomparso tre anni fa, Leonard Cohen: "Ring the bells that still can ring. Forget your perfect offering. There is a crack in in everything. That's how the light gets in": "Suona le campane che ancora possono suonare. Dimentica la tua offerta perfetta. C'è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce".