L'ultimo Dpcm sta già invecchiando. L'Iss parla di "mitigazione" ma intende "nuove chiusure"

Luciana Matarese
·Giornalista
·4 minuto per la lettura
A biker passes by a writing reading "No to another lockdown", in Milan, Italy, Tuesday, Oct. 27, 2020. Italy registered just over 17,000 new confirmed COVID-19 cases on Monday. (AP Photo/Luca Bruno) (Photo: ASSOCIATED PRESS)
A biker passes by a writing reading "No to another lockdown", in Milan, Italy, Tuesday, Oct. 27, 2020. Italy registered just over 17,000 new confirmed COVID-19 cases on Monday. (AP Photo/Luca Bruno) (Photo: ASSOCIATED PRESS)

Si dice “mitigazione”, si intende “nuove chiusure”. L’ultimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte domenica scorsa, il terzo in poco più di dieci giorni, potrebbe essere presto “integrato” da altre restrizioni. Zone rosse, lockdown territoriali, provvedimenti che dovrebbero provare a tenere ancora lontana, com’è nelle intenzioni dichiarate dal Governo, la prospettiva della chiusura generale e invece finiscono col farla avvertire più vicina.

Il virus corre, coi Dpcm non gli si sta dietro, nelle ultime ventiquattro ore ha fatto registrare nuovi record per contagi - 21.994 i nuovi casi - e morti - 221, un numero così alto di vittime non si contava dal 5 maggio - e serve una nuova strategia. La “mitigazione”, appunto, annunciata dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro e dal direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, entrambi nel Comitato tecnico scientifico, nella conferenza stampa, la prima delle tre che d’ora in poi scandiranno la settimana - il martedì, il venerdì e il giovedì, quest’ultima del commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri - nella nuova agenda della comunicazione sull’evoluzione del Covid resa nota oggi dal Ministero della Salute. Sul tavolo i dati del monitoraggio di Iss e Ministero della Salute presentato venerdì scorso.

Il tracciamento in questa fase fa fatica, con numeri così significativi è difficilmente sostenibile”, ha sottolineato Brusaferro.

Con 20mila casi quotidiani (in crescita) - il ragionamento del presidente dell’Iss - pensare di tracciare dai 5 ai 10 contatti per ogni positivo significherebbe fare 200mila tamponi al giorno solo per il tracing, cui si aggiungerebbero quelli per i pazienti con sintomi e quelli di controllo. Il virus è fuggito, “per un contatto tracciato ce ne possono essere dieci ormai di cui non si sa nulla, corre più veloce dei tamponi”.

Di qui la necessità di avviare questa nuova fase, “adottare provvedimenti” per “modellare la curva, raffreddarla”. L’obiettivo è “continuare a garantire l’assistenza” a partire dagli ospedali. Dove l’ulteriore aumento del contagio oltre una certa soglia, con l’incremento dei ricoveri per Covid, potrebbe mettere a rischio l’assistenza per pazienti affetti da altre patologie. Si annunciano nuove restrizioni, dunque: oggi si è parlato molto dell’ipotesi, caldeggiata dal consulente del Ministro della Salute, Walter Ricciardi, è bocciata dal Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di “chiudere” Milano e Napoli. “Un’opzione prevista, utile e transitoria per raffreddare la velocità di crescita dei contagi. È stata già utilizzata in passato con le zone rosse, ma dipende dalle Regioni”, ha puntualizzato Brusaferro, sollecitando anche “una grande responsabilità di ognuno, quella dimostrata nella prima fase della pandemia. Grazie a questo sforzo abbiamo modellato la curva come nessun altro paese europeo è riuscito a fare”. Paesi europei che nella prima fase guardavano all’Italia, colpita per prima dalla pandemia, e ora “fanno da battistrada. A marzo altri hanno imparato dalla nostra esperienza, noi oggi possiamo capire l’evoluzione dell’epidemia se non adottiamo determinate misure”, hanno detto i due scienziati, citando l’appello della cancelliera tedesca Angela Merkel, “a uscire il meno possibile” per invitare a “a limitare i contatti non strettamente necessari”.

E mentre in Francia stanno per scattare nuove misure - le presenterà il presidente Emanuel Macron domani sera - e il Governo non esclude più un nuovo lockdown generale, da noi si annuncia la mitigazione.

L’incidenza del virus, diffuso in tutto il Paese, sta crescendo, in alcune regioni è aumentata più che altrove, in tutte l’indice di contagio Rt è superiore a 1. Un “aumento marcato nelle ultime due-tre settimane” e anche se le terapie intensive sono ancora sotto il livello di guardia, i dati mostrano una progressione continua nei ricoveri (+958 da ieri, con un aumento di 127 nelle terapie intensive). Il quadro clinico è cambiato, aumentano i contagiati senza o con pochi sintomi - asintomatici o paucisintomatici - “e questo è un elemento cui porre attenzione”, ha sottolineato Brusaferro. All’inizio l’infezione colpiva di più gli anziani, poi ad agosto i trentenni e ora l’età mediana, cresciuta ancora, si attesta attorno ai 40 anni.

Ma i casi tra gli anziani stanno aumentando di nuovo. “Per questo i giovani dovrebbero essere particolarmente attenti a proteggerli”, ha aggiunto il presidente dell’Iss. Quanto ai possibili focolai, le famiglie sono i contesti nei quali il virus corre di certo più velocemente, “amplificatori di una circolazione esplosa dopo il mese di settembre. In agosto i luoghi ricreativi e turistici sono stati una fonte di amplificazione del virus, a settembre la circolazione si è spostata in luoghi difficili da identificare”, hanno detto i due scienziati, rimarcando che “trasporti e scuole hanno un ruolo nella diffusione, ma difficile da capire”. I tanti il virus corre, coi Dpcm non gli si sta dietro. Si annunciano altre chiusure, misure più drastiche.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.