L'ultimo duello tra Di Maio e Salvini

federica valenti

Al Colle, ieri sera, è andata in scena l'ultima resa dei conti tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il capo del partito di via Bellerio ha fatto un'invettiva durissima contro il governo che si appresta a nascere, sostenendo che sarà guidato da un premier "scelto" al G7 di Biarritz, dopo che, in una diretta Facebook, aveva parlato di esecutivo del "tradimento" ad opera di "venduti, sconfitti e disperati", e in un tweet aveva sostenuto che "non servono sondaggi per capire che la grande maggioranza degli italiani chiede di votare" mentre "negare questo diritto significa negare la democrazia".

Non servono sondaggi per capire che la grande maggioranza degli Italiani chiede di votare, negare questo diritto significa negare la Democrazia.
Prima gli Italiani o prima la Poltrona??? pic.twitter.com/yYZtbSMH7l

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) August 28, 2019

Al Quirinale, dopo il colloquio con Sergio Mattarella, il capo della Lega è stato ancora più duro, se possibile. Ha criticato la decisione di dare spazio alla ricerca di un'altra maggioranza in Parlamento dopo la crisi da lui stesso provocata, stigmatizzando la scelta di non andare al voto anticipato.

Così si sottopone il Paese, "ostaggio dei 100 parlamentari" renziani "cacciatori di poltrona", alla "lunga agonia" del governo tra gli ex alleati e il Pd, che ha come unico "collante" la "vendetta" nei confronti della Lega.

"Al presidente Mattarella abbiamo detto che se nascesse questo governo ognuno si prenderà davanti agli italiani la responsabilità di quello che ha fatto e di quello che non ha fatto", avverte Salvini. "Si voterà in nove regioni italiane nei prossimi mesi. Almeno queste elezioni non le possono sottrarre...". E ancora: "Comunque vada il giudizio popolare prima o poi lo devi affrontare".

Ma il colpo di scena è arrivato dalle parole di Luigi Di Maio, che hanno confermato quanto emerso nelle indiscrezioni giornalistiche dei giorni scorsi. Ovvero che Salvini - trovatosi davanti alla possibilità di una trattativa tra i 5 stelle e i dem - ha proposto al collega vice premier una riedizione del governo M5s-Lega con il capo pentastellato 'promosso' a Palazzo Chigi.

Il leader del Movimento ha scelto di 'svelare' il piano dell'ex alleato in pubblico, concludendo il suo discorso nella Loggia della vetrata. "Si sono alimentate tante polemiche sulla mia persona", ha scandito, manifestando sorpresa visto che "in una fase così delicata qualcuno ha pensato al sottoscritto piuttosto che al bene del Paese".

Ma Di Maio ha giocato a carte scoperte tanto da rivelare ai giornalisti al Quirinale, dopo il colloquio con Sergio Mattarella che "la Lega mi ha proposto di propormi come premier per il M5s e mi ha informato di averlo comunicato anche a livello istituzionale".

Un'offerta rispedita al mittente. "Li ringrazio con sincerità ma con la stessa sincerità dico che penso al bene di questo Paese e a non me". Dalla Lega è arrivata poi la conferma della circostanza, anche se si è preferito parlare di "disponibilità, non offerta". Ma ormai sembra solo storia passata.