L'Unione europea condanna la Turchia e l'Italia segue la Germania: "Stop alle armi"

massimo maugeri

La "condanna" per l'attacco dell'esercito turco nel nord-est della Siria c'è. Ma sull'embargo Ue alla vendita di armi ad Ankara, i 28 siglano un accordo politico per cui ciascun paese deciderà a livello nazionale su come procedere.

A quasi una settimana dall'inizio dell'operazione 'Primavera di pace', i ministri degli Esteri dell'Unione si mettono d'accordo per inserire la "condanna" dell'Europa nel testo finale del comunicato: termine che ancora pochi giorni fa non compariva nei documenti ufficiali. Sullo stop della vendita di armamenti invece, i 28 assumono "l'impegno a rafforzare le posizioni nazionali in merito alla politica di esportazione" di armi verso la Turchia".

"Gli Stati si sono impegnati", assicura Federica Mogherini annunciando che già mercoledì prossimo inizierà il monitoraggio per verificare come le capitali metteranno in pratica l'impegno. Si tratta di una decisione vincolante, è la posizione della Ue, e la scelta di di delegare ai singoli Stati membri le restrizioni ell'export di armi è dovuta al fatto che diversi Stati Ue fanno parte anche della Nato.

L'Italia in ogni caso c'è, conferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che annuncia a breve un atto interministeriale con cui sarà fermato "l'export di armamenti verso la Turchia per tutto quello che riguarda le commesse da domani in poi, il futuro dei prossimi contratti e dei prossimi impegni". "Era importante che tutta l'Europa assumesse la stessa posizione, ma abbiamo lasciato ai singoli Stati l'impegno di farlo perché questo crea immediatezza - ha detto Di Maio alla fine della riunione - Questo fa si che non si debba fare un embargo europeo, che poi porta a mesi e mesi di lavoro che avrebbero vanificato l'immediatezza dell'intervento", aggiunge.

Da Lussemburgo, fonti diplomatiche spiegano che il risultato ottenuto non era scontato, soprattutto perché avviare un embargo formale Ue nei confronti di un paese alleato della Nato e con cui sono in corso dei negoziati di adesione, mettendo Ankara sullo stesso piano della Russia, non sarebbe stato facile. Resta che saranno le cancellerie insomma, e non Bruxelles, a decidere le modalità dello stop alla vendita di materiale bellico. Per l'Unione comunque, la Turchia rimane "un partner chiave" e "un attore di fondamentale importanza nella crisi siriana e nella regione".

E l'eventualità che l'avvio di una escalation in Siria possa portare a una nuova ondata di profughi verso il continente resta una delle principali preoccupazioni dell'Ue. Per questo l'Europa fa sapere che "resta impegnata nei suoi sforzi per la gestione della crisi umanitaria dei rifugiati alla luce delle necessità che emergeranno".

La pressione di Bruxelles si fa sentire in parte anche sul fronte sanzioni: i ministri degli Esteri hanno deciso di mettere in piedi "un regime quadro di misure restrittive" contro la Turchia, ma relativamente alle trivellazioni illegali nella zona economica esclusiva di Cipro, e non legato alla questione siriana. Il Consiglio ha incaricato Federica Mogherini, di "presentare rapidamente proposte" per il 'quadro sanzionatorio' che potrebbe portare presto a delle sanzioni effettive contro Ankara.