L'Unità in edicola il 23 maggio. Giornalisti e tipografi senza stipendio da mesi

Fabio Luppino
(Photo: ALBERTO PIZZOLI via Getty Images)

L’Unità in edicola per un giorno, domani, sabato 23 maggio. Una data simbolica, nell’anniversario di Capaci. Il giornale fondato da Antonio Gramsci, chiuso da quasi tre anni (per la terza volta e fino ad ora definitva) esce per mantenere il valore della storica testata, secondo quanto prevedono le leggi vigenti. 

Ma quello che troverete sarà un giornale vero, di 16 pagine, nel formato lenzuolo, quello storico del quotidiano, e articoli scritti da tutti i giornalisti dell’Unità e da altre prestigiose firme. “Un numero da collezione”, dice Primo Di Nicola, il cui nome uscirà in gerenza, che ha deciso di derogare alla regola che si è dato, una volta diventato parlamentare, di non stare dall’altra parte, “perché ho sempre amato l’Unità”. Nello speciale in ricordo di Falcone ci saranno, tra le altre cose, un’intervista al magistrato Giuseppe Di Lello, un intervento di Pietro Grasso e un articolo che spiega a che punto stanno le desecretazioni degli atti su mafia e stragi, volute da Renzi, ma, sembra, finite su un binario morto.

Il giornale sarà giornale vero. I giornalisti e i tipografi dell’Unità vivono una situazione paradossale da circa cinque mesi. Finita la cassaintegrazione restano dipendenti della società proprietaria della testata, senza percepire alcun stipendio. Non vengono licenziati e quindi non possono accedere alla disoccupazione e nemmeno ai bonus percepiti da altre categorie, in virtù dei dpcm del governo legati all’emergenza coronavirus. 

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