Un chip nel cervello: ecco l’ultima sfida dell’inventore miliardario Elon Musk

Queste tecnologie potrebbero diventare utili per alleviare il Parkinson ma resta la difficoltà di interventi al cervello che sono oggi pericolosissimi

Integrare la memoria biologica, quella che fa tornare in mente le vacanze al mare di qualche anno fa, con una memoria digitale. Come? Con un chip nel cervello. Potrebbe sembrare la trama di qualche film fantascientifico, si tratta invece dell’ultima sfida dell’inventore miliardario Elon Musk. Nella società chiamata Neuralink si realizzano chip che un domani potrebbero essere installati nel cervello umano. Si è già scelto il nome da usare: “tessuto neurale”, con un appeal molto più medico. In realtà il termine è stato coniato dallo scrittore di fantascienza, Iain M. Banks che ha ideato un’intera saga con protagonisti uomini con installato chip nella testa.

La letteratura anche cinematografica non è nuova all’idea. Basti pensare al Johnny Menmonic, interpretato da Keanu Reeves, oppure alla popolare serie di fumetti Nathan Never. La storia è sempre la stessa: un chip nel cervello che renda possibili cose che normalmente non si potrebbero fare. Super memoria, trasporto di una grande quantità di dati e via di questo tenore. “Nel tempo penso che probabilmente vedremo una più stretta fusione tra intelligenza biologica e intelligenza digitale”, ha spiegato Musk. “E’ soprattutto una questione di larghezza di banda, velocità di connessione tra il tuo cervello e la versione digitale di te stesso”.

L’ultima sfida dell’inventore miliardario Elon Musk è la possibilità di installare un chip nel cervello (Photo by Axelle/Bauer-Griffin/FilmMagic)

Chissà cosa potrà fare questo chip nella mente. Aggiornare lo status di Facebook solo con la forza del pensiero? Oppure mandare una mail senza bisogno di scriverla in una qualche tastiera? Le domane sarebbero infinite e le riposta, per ora, molto vaghe. Più realisticamente la connessione tar i nostri neuroni e apparecchi digitali punta a sviluppi della salute. Neuralink, infatti, è una società di biomedica, come ha confermato il Wall Street Journal. Queste tecnologie potrebbero diventare utili per alleviare il Parkinson ma resta la difficoltà di interventi al cervello che sono oggi pericolosissimi. Lo ammettono anche gli scienziati: “Per il momento la nostra conoscenza del modo in cui avviene la comunicazione dei neuroni è ancora molto parziale”. Un chip non può migliorare il funzionamento di un cervello sano ma potrebbe aiutarne uno ammalato. 

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