L'uomo che ispirò The Terminal è morto nel "suo" aeroporto

STEPHANE DE SAKUTIN / AFP

AGI - Mehran Karimi Nasseri, un rifugiato iraniano che ha vissuto per 18 anni dentro l'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi e la cui storia intrigante ha ispirato il film di Steven Spielberg del 2004 "The Terminal", è morto nello stesso aeroporto in cui ha trascorso gran parte della sua vita.

A darne notizia è il New York Times, che fornisce alcuni alcuni dettagli: “Nasseri, che aveva circa 70 anni, è morto d'infarto al Terminal 2F verso mezzogiorno. Quest'anno era stato ricoverato in una casa di cura, ma ha voluto tornare in aeroporto a metà settembre per vivere come un senzatetto nel suo spazio pubblico”, secondo un addetto allo scalo.

Nasseri era diventato un personaggio del De Gaulle. Lo si vedeva “trasportare pile di effetti personali, accatastati ordinatamente su un carrello per bagagli. Ha risieduto in aeroporto dal 1988 al 2006, inizialmente per motivi legali legati alla verifica del suo status di rifugiato, successivamente per scelta”.

Il Times lo rappresenta così: “Viveva tra una pizzeria e un negozio di elettronica, seduto su una panchina di plastica rossa, la sua casa. Su un tavolino da caffè aveva uno specchietto, un rasoio elettrico, che usava tutte le mattine, e una raccolta di ritagli che raccontavano la sua bizzarra e non del tutto certa storia” in Francia.

Una vita nell'area di attesa per passeggeri senza documenti

Ha girovagato per l'Europa “per alcuni anni con documenti provvisori per rifugiati prima di arrivare in Belgio, dove ha ottenuto lo status di rifugiato ufficiale nel 1981”, racconta ancora il Times, poi Nasseri ha “viaggiato senza difficoltà in Gran Bretagna e Francia fino al 1988, quando è arrivato all'aeroporto Charles de Gaulle con un biglietto di sola andata, pochi vestiti, circa 500 dollari e nessun passaporto”.

Non potendo non potendo provare chi fosse o offrire la prova del suo status di rifugiato, “si è trasferito in un'area di attesa in aeroporto per i viaggiatori senza documenti”.

Le sue giornate “erano scandite dal ritmo dei voli e dalla presenza dei viaggiatori, i dipendenti dell'aeroporto gli davano regolarmente i loro buoni pasto e gli assistenti di volo gli davano articoli da toeletta avanzati dai passeggeri di prima classe”.

Secondo il giornale, Mehran Karimi Nasseri, nel 1999 “ha ottenuto il permesso di lasciare l'aeroporto e andare dove desiderava in Europa”, ma lui non voleva assolutamente spostarsi da quel suo mondo. “Molte delle persone che hanno avuto modo di ascoltare la sua storia gli hanno poi mandato dei soldi per posta. Un viaggiatore una volta gli regalò un sacco a pelo e un materassino da campeggio”.

Per il film “The Terminal”, il regista Steven Spielberg si è ispirato a lui. L'attore Tom Hanks interpreta il ruolo di un rifugiato apolide che rimane bloccato a New York all'aeroporto Kennedy dopo un colpo di stato militare nella sua terra del tutto immaginaria. In tutti questi anni l'aeroporto Charles De Gaulle si è preso cura di lui.