L'uomo che viveva in una Panda e che Palermo ha tentato, invano, di salvare

riccardo liguori

Roberto Andolina è morto. Il sogno palermitano di solidarietà e riscatto si è spento in un appartamento in via Generale Turba. Lo stesso che la sorella gli aveva trovato una settimana fa, a due passi dall'Università di Palermo e da quel bar da cui era partita la rinascita dell'uomo costretto a vivere in una Panda.

Da giovedì scorso nessuno aveva più avuto sue notizie e la morte, hanno stabilito i sanitari, risale allo scorso fine settimana.

La storia di questo 47enne aveva commosso Palermo e i palermitani al di là dei luoghi comuni di cui sono piene le cronache, grazie ai racconti di Francesco Massaro su un giornale on line. Fino a due settimane fa, Andolina dormiva in una Panda rossa, parcheggiata in Via Giovanni Argento, poco distante dalla casa in cui tuttora vivono l'ex moglie e la figlia tredicenne, Ilenia. Aveva da poco ripreso a lavorare, in prova, come fattorino in un ristorante del centro.

A pochi passi dal parcheggio della sua Panda rossa c'è il bar Massaro, che Andolina era solito frequentare e dove si incontrava con la figlia per raccontarsi la giornata davanti a un the al limone. "Di quest'uomo mi ha colpito la terribile malinconia, il desiderio di volersi addormentare scrutando la vecchia casa in cui viveva con la famiglia", dice Massaro, fino a pochi anni fa firma di punta della cronaca per il Giornale di Sicilia e ora titolare del bar.

Dal 19 agosto, giorno in cui Massaro ha iniziato a raccontare la storia di Andolina, si è innescata una gara di solidarietà che ha coinvolto cittadini e autorità comunali. "Io stesso - dice Massaro - non mi sarei mai aspettato tanta attenzione su questa vicenda". Agnese Ciulla, ex assessore Attività Sociali di Palermo e Toni Sala, consigliere comunale, hanno segnalato il 'caso Andolina' all'assessore alle Politiche Sociali Peppe Mattina. Lui stesso ha così voluto incontrarlo e proporgli un alloggio, che però l'uomo ha rifiutato. "Non conosco il motivo di questa scelta - confida Massaro -, non ha voluto dirmelo. Forse Roberto non era pronto per questa chance che la vita gli stava finalmente offrendo".

La comunità aveva preso a cuore la storia di Andolina. "Ricevevo - continua Massaro - molti messaggi di persone pronte ad offrirgli un contributo, un pasto, un lavoro. Avevo dato a Roberto una busta con 150 euro che una signora mi aveva consegnato per lui". 

"La storia di Roberto - confida Massaro - mi ha fatto pensare alla grande solitudine che ci circonda. Spesso non ci accorgiamo che ci sono persone senza nessuno a cui raccontare i propri guai. Siamo distratti, a volte non pensiamo che una semplice chiaccherata non risolve certo la vita, ma può dare un nuovo senso alla giornata. Può dare una possibilità di riscatto".