L'Uruguay sceglie il presidente e potrebbe virare a destra

Veronique Viriglio

Mentre l'intera regione sudamericana è in subbuglio, occhi puntati sull'Uruguay dove domani i cittadini sono chiamati a votare al secondo turno delle presidenziali, scegliendo tra Daniel Martinez, candidato del Fronte Ampio (sinistra), e Luis Alberto Lacalle Pou del Partito nazionale (centro-destra). Il ballottaggio mette a confronto due progetti di società totalmente diversi, presentati dai due grandi partiti storici, e per la prima volta in 15 anni la coalizione di sinistra rischia di perdere il potere.

Il primo turno, lo scorso 27 ottobre, è stato vinto da Martinez con il 39,5% dei consensi, in vantaggio di 10 punti percentuali su Lacalle Pou, al 29%. L'esito del ballottaggio non è, però, scontato: il candidato di centro-destra è riuscito a formare una coalizione per arrivare a un "governo multicolore guidato dal Partito Nazionale". Lacalle Pou, 46 anni, può contare sul sostegno cruciale del liberale Ernesto Talvi del Partito Colorado, arrivato terzo con il 12-13% dei voti; dello schieramento della destra nazionalista Cabildo Abierto e del suo candidato Guido Manini Rios (10-11% dei voti), oltreché del nuovo Partito popolare (centrodestra, l'1%) e del Partito socialdemocratico indipendente (1%).

Martinez, 62 anni, affronta invece la difficile sfida di sostituire personaggi storici del Fronte Ampio e vorrebbe assicurare al suo partito un quarto mandato consecutivo, dopo le due vittorie di Vazquez (2005-2010 e 2015-2020) e una di 'Pepe' Mujica. Al potere dal 2005, la coalizione di sinistra deve fare i conti con il malcontento dei 3,4 milioni di abitanti per l'aumento del costo della vita e l'insicurezza, oltre che per la corruzione dilagante.

Nei mesi scorsi il partito al potere è stato anche coinvolto in uno scandalo che ha portato alla destituzione del ministro della Difesa Jorge Menendez, del suo vice ministro Daniel Montiel, del capo dell'esercito Gen Josè Gonzalez e di due generali considerati responsabili dell'insabbiamento di informazioni sulla scomparsa di un uomo nel 1973, durante la dittatura. Il Fronte Ampio ha, però, dalla sua parte ottimi risultati economici conseguiti durante i tre ultimi mandati presidenziali, con una crescita che negli ultimi 15 anni ha permesso di ridurre nettamente la povertà, dal 40% al 9% circa della popolazione.

In caso di vittoria del centro-destra, nel governo entrerebbe l'alleato di estrema destra nazionalista e neonazista, il partito Cabildo Abierto, che ha nei suoi ranghi ex militari coinvolti in torture e sparizioni forzate di detenuti durante la dittatura, dal 1973 al 1985. Il nuovo presidente della Repubblica entrerà in carica il primo marzo 2020. Il voto uruguayano giunge in un contesto di violente crisi politiche in diversi Paesi della regione: manifestazioni in Bolivia a sostegno dell'ex presidente Morales costretto all'esilio, secondo mese di proteste socio-economiche in Cile, contestazioni contro il potere in Colombia, Perù e Ecuador.