Lusso, vendite globali supereranno livelli pre-Covid quest'anno - Bain

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Due persone escono da un negozio Hermes

PARIGI/MILANO (Reuters) - Il settore dei beni di lusso dovrebbe gettarsi alle spalle la crisi del coronavirus quest'anno, sostenuto dai consumi negli Stati Uniti e in Cina, in particolare di scarpe di fascia alta, pelletteria e gioielli.

Sono le previsioni della società di consulenza Bain, che stima che le vendite globali di beni di lusso raggiungeranno 283 miliardi di euro quest'anno, rimbalzando dalla crisi con un aumento del 4%, a tassi di cambio costanti, rispetto al 2019, prima dell'inizio della pandemia.

Gli affari negli Stati Uniti, che quest'anno hanno superato l'Europa come mercato principale, sono stati spinti dalle prime campagne di vaccinazione e da un rapido rimbalzo dei consumi locali. La domanda in Cina, il motore di crescita dell'industria del lusso, è rimasta forte fino a ottobre nonostante i lockdown in alcune aree, poiché i cinesi - impossibilitati a viaggiare all'estero - hanno fatto acquisti sul mercato domestico.

Gli affari in Europa devono ancora tornare ai livelli pre-Covid, e si potrebbe dover aspettare fino al 2024, nonostante una ripresa dell'attività turistica durante l'estate, ha detto Bain.

Anche se le vendite legate ai viaggi internazionali non sono riprese, i marchi hanno acquisito nuovo business concentrandosi sui consumatori locali, non solo nei principali centri del lusso, ma anche nelle città di seconda e terza fascia. Un quarto delle vendite globali quest'anno hanno coinvolto nuovi consumatori, secondo le stime di Bain.

"I marchi stanno attirando una nuova base di clienti con forti campagne di marketing e online, mentre i clienti esistenti stanno comprando di più" ha detto Federica Levato, partner di Bain e co-autrice dello studio. Gli acquirenti sotto i 40 anni dovrebbero rappresentare più del 60% degli acquisti di lusso quest'anno e più del 70% entro il 2025.

I più grandi attori del settore, come LVMH, Hermes e Kering si sono già ripresi dalla crisi sanitaria, con il business che è tornato ben al di sopra dei livelli del 2019 complice l'allentamento delle restrizioni e la ripresa della socialità.

A causa della pandemia, le vendite complessive del settore sono crollate del 23% nel 2020, il più grande calo di sempre e il primo dal 2009.

(Tradotto da Alice Schillaci in redazione a Danzica, in redazione a Milano Maria Pia Quaglia)

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