Lutto nazionale in Venezuela per esplosione raffineria, morti sono 39

Punto Fijo (Venezuela), 26 ago. (LaPresse/AP) - A un giorno dalla terribile esplosione che ha mandato in fiamme la raffineria di Amuay, in Venezuela, si aggrava il bilancio delle vittime e si sollevano polemiche sulla sicurezza degli impianti petroliferi del Paese che ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. Le vittime, secondo quando comunicato dal vicepresidente Elias Jaua, giunto sul luogo della tragedia, sono salite ora a 39. Tra loro ci sono 18 soldati della guardia nazionale e sei corpi ancora non identificati. Ieri il governatore dello Stato di Falcón, Stella Lugo, aveva riferito che tra i morti c'era anche un bambino di 10 anni. I feriti sono invece 86, di cui nove gravi, spiega il ministro della Salute Eugenia Sader. Le altre 77 persone hanno riportato ferite più lievi e sono state dimesse dall'ospedale.

LUTTO NAZIONALE E INDAGINE. In seguito all'episodio, il presidente Hugo Chavez ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale e ordinato un'indagine per determinare le cause. "Questo ci colpisce tutti. È molto triste, molto doloroso", ha commentato il leader venezuelano intervenendo via telefono alla televisione di Stato. Il ministro del Petrolio Rafael Ramirez ha annunciato la formazione di una commissione di indagine e la nomina di un procuratore. L'esplosione, spiega Ramirez, ha colpito un'area di deposito, danneggiando nove cisterne. "Tutto è successo molto velocemente. Quando siamo arrivati qui nel pieno della notte alle 3, o le 3.30, il fuoco era al suo picco", ha raccontato il ministro, spiegando inoltre che i rifornimenti di carburante sono stati interrotti in parte della raffineria e che i vigili del fuoco hanno utilizzato la schiuma per estinguere le fiamme.

CONSEGUENZE SU PRODUZIONE PETROLIO. Ancora non è chiaro quanto l'incidente di ieri influirà sulla produzione petrolifera del Venezuela, ma le autorità assicurano che le conseguenze saranno minime. Ramirez ha riferito che la compagnia statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa), a cui la raffineria di Amuay appartiene, sarà in grado di "riprendere le operazioni al massimo entro due giorni". "Vogliamo dire al Paese che abbiamo sufficienti giacenze di carburante, per almeno 10 giorni", ha spiegato il ministro, rassicurando sul fatto il settore riuscirà a coprire le esigenze del mercato interno, così come gli impegni per i rifornimenti internazionali. L'impianto di Amuay è parte del Centro de Refinación de Paraguana, che include anche la struttura di Cardón. Insieme le due raffinerie processano 900mila barili di greggio e 200mila barili di benzina al giorno.

POLEMICHE SU SICUREZZA. Intanto però non mancano le polemiche. Alcuni lavoratori del settore petrolifero e critici del governo di Hugo Chavez hanno infatti sollevato dubbi sulla sicurezza degli impianti petroliferi del Paese. "Avevamo avvertito che qualcosa stava per succedere, un evento catastrofico", ha commentato Ivan Freites, segretario generale di un sindacato che riunisce 1.200 lavoratori del settore petrolifero e del gas naturale dello Stato di Falcón, dove la raffineria ha sede. Tuttavia, il dirigente del complesso, Jesus Luongo, nega che la causa della tragedia sia da attribuire alla mancanza di manutenzione, e riferisce che negli ultimi tre anni l'equivalente di oltre 6 miliardi di dollari è stato investito per la manutenzione delle raffinerie statali.

DAL 2003 ALTRI 79 INCIDENTI. Un gruppo di opposizione composto da ex lavoratori della Pdvsa, Gente del Petroleo, riferisce che dal 2003, prima di quello di ieri, si sono registrati 79 incidenti seri nel Centro de Refinación de Paraguana, che hanno causato in totale 19 morti e 67 feriti. Il leader dell'opposizione Henrique Capriles, che sfiderà Chavez alle elezioni presidenziali del 7 ottobre, intanto, ha espresso le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime.

IL TERRORE DEI TESTIMONI. Le fiamme scatenate dall'esplosione hanno creato per alcune ore un vero e proprio scenario infernale e i residenti ricordano con terrore il momento dello scoppio. "In un solo istante, l'intera casa ha iniziato a tremare come se ci fosse stato un terremoto. Le finestre sono volate via, con anche gli infissi", ha raccontato Yolimar Romero che al momento dell'esplosione si trovava davanti al computer. La corrente elettrica è saltata, lasciando la donna al buio e la casa piena di fumo. Fuggendo dall'abitazione con il marito e i tre figli, la Romero ha visto macerie sparse per la strada, e una sede della guardia nazionale e una ventina di case danneggiate. Dopo lo scoppio si sono stagliate nel cielo fiamme alte fino a 30 metri, che sono continuate almeno per 20 ore, causando un calore fortissimo, avvertito dagli abitanti del quartiere residenziale situato a circa un chilometro dallo stabilimento. I soccorritori e i vigili del fuoco hanno tenuto sotto controllo le fiamme, che tuttavia ieri sera erano ancora visibili dopo aver sprigionato fumo nero per tutto il giorno.

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