M5S, ecco chi potrebbe lasciare il gruppo

Luigi di Maio looks (REUTERS/Remo Casilli)

Non c’è pace nel Movimento 5 Stelle. Prima il caso dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti, poi la cacciata di Pierluigi Paragone (che ora minaccia di denunciare Di Maio e i suoi), hanno acceso la miccia della discordia e scatenato un vero terremoto all’interno del gruppo.

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Anche le ultime parole di Alessandro Di Battista (che ha difeso a spada tratta l’ormai ex grillino Paragone) fanno pensare a una immediata scissione nel M5S e hanno messo più di un dubbio anche sulla leadership del suo capo politico.

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Da un lato, dunque, l’accoppiata Di Battista-Paragone (ritenuti “filoleghisti” e corteggiatissimi da Giorgia Meloni), dall’altro Fioramonti, che lavora alla sua nuova creatura politica (che dovrebbe chiamarsi Eco), in mezzo, i vertici pentastellati guidati da Luigi Di Maio, che sembra però non voler tamponare l’emorragia di pentastellati. Ma il pallottoliere del Parlamento è impietoso e registra che alla Camera i deputati sono scesi da 222 a 216. E altri sono pronti a fare la valigia.

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Strizzano l’occhio a Fioramonti alcuni ex 5 Stelle ora iscritti al Misto. Gloria Vizzini, Sara Cunial, Veronica Giannone e Andrea Cecconi, che i vertici hanno cacciato per lo scandalo rimborsi, per poi pentirsene subito dopo. Anche il radicale Alessandro Fusacchia sembra voler confluire in Eco, ma il nome che più preoccupa Di Maio è quello di Luigi Gallo, amico di Beppe Grillo e Roberto Fico, presidente della commissione Cultura più volte in corsa per un ministero.

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Non solo alla Camera: anche in Senato c’è aria di fuggi-fuggi: Grassi, Lucidi e Urraro hanno sbattuto la porta per seguire Salvini, la maggioranza è in bilico e altri usciranno presto. Di Maio sembra non curarsene, anzi, dichiara che il M5S si libererà a breve di altre “zavorre”, minacciando sanzioni dei Probiviri per quei parlamentari che si rifiutano di versare quota dei loro stipendi al MoVimento. Si attendono risposte per l’8 gennaio, quando ci sarà l’assemblea (un vero faccia a faccia) con deputati e senatori pentastellati. Intanto linea dura dell’asse Di Maio-Casaleggio-Grillo fino al 20 gennaio.

Nuovi addii: Rospi e Angiola

"Lascio il M5S e passo al Gruppo Misto perchè non è più tollerabile una gestione verticistica e oligarchica". ha tuonato Gianluca Rospi - Ho consegnato al Presidente della Camera, Roberto Fico, la mia decisione di lasciare il gruppo parlamentare M5S e di approdare al Gruppo Misto, scelta che non è da ritenersi attinente a quella di altri colleghi che in questi giorni stanno lasciando il movimento".

Lascia il M5S anche Nunzio Angiola: "Come avevo ripetutamente preannunciato, per una serie di meditate e rilevanti ragioni ho dato il mio voto di fiducia al Governo di Giuseppe Conte, ma non ho votato la Legge di Bilancio. Ho manifestato vivo disappunto per la compressione delle prerogative parlamentari e per approvazione di provvedimenti che, nella mia qualità di professore ordinario nell'Università, non potevo assolutamente accettare", ha spiegato il parlamentare pugliese.

Poi l’attacco: "Ho più volte denunciato scarsa collegialità e scarsa attenzione ai singoli parlamentari, sia come persone sia come professionisti, con tutte le conseguenze che ciò può comportare in termini di "visibilità" dei territori nelle scelte legislative e di Governo".

"Vorrei, infine, rassicurare i cittadini e i sindaci del mio Collegio elettorale. Il mio impegno per il Paese, il territorio murgiano e per l'Università non si ferma qui, e non si fermerà mai. Continuerà in modo più determinato e incisivo come parlamentare della Repubblica Italiana, nel Gruppo Misto".

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