M5S, 2020 anno della trasformazione: dalle alleanze alla leadership

webinfo@adnkronos.com
·2 minuto per la lettura

Dalle alleanze alla nuova leadership, dalla nascita delle sedi fisiche sui territori al nuovo rapporto con la piattaforma Rousseau. Il 2020 è stato l'anno della trasformazione del Movimento 5 Stelle: un po' meno 'movimento' e sempre più 'partito'. Il primo colpo di scena avviene il 22 gennaio con le dimissioni di Luigi Di Maio da capo politico. In un lungo intervento di commiato il ministro degli Esteri spiega che è arrivato il momento di "rifondare" il M5S e cede il testimone a Vito Crimi, membro anziano del Comitato di garanzia.

Sulla carta quella del senatore doveva essere una reggenza breve, con l'obiettivo di traghettare il Movimento agli Stati generali di marzo. Ma l'emergenza Covid costringe i pentastellati a rinviare al 14-15 novembre l'appuntamento congressuale che ridisegna la struttura del M5S. Dopo un lungo confronto con i territori viene partorito un documento messo ai voti su Rousseau: la base a dicembre dice sì a tutti i 23 quesiti redatti dal capo politico.

Per quanto riguarda l'organizzazione territoriale, tra i vari punti oggetto della votazione, passa il via libera alla creazione di sedi "fisiche" e alla "valorizzazione" del ruolo di attivista. La novità più importante riguarda la nuova governance: le funzioni oggi attribuite al capo politico saranno trasferite a un "organo collegiale ad ampia rappresentatività". Secondo le indicazioni degli attivisti, inoltre, sarà "centralizzata la gestione delle risorse economiche e potenziato il sistema del finanziamento".

Si allenta il vincolo tra M5S e Rousseau: i rapporti con il gestore della piattaforma saranno infatti "regolati da apposito contratto di servizio o accordo di partnership". Blindata la regola dei due mandati, anche se nelle candidature regionali, politiche ed europee saranno "adottati meccanismi di valorizzazione di chi ha effettuato il mandato da consigliere comunale".

Cade definitivamente il tabu delle alleanze: potranno essere autorizzati, prima o dopo le votazioni, "accordi con altre forze politiche sulla base di idee, obiettivi e programmi condivisi". Il prossimo step sarà il voto sul nuovo statuto, poi partirà la campagna elettorale interna per conquistare un posto nella nuova segreteria politica. Il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra sarà della partita ed è quasi certa una candidatura di Paola Taverna. Non hanno ancora sciolto la riserva, invece, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. (di Antonio Atte)