M5S, big a Di Battista: "Vicini a lockdown e parli di alleanze?"

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Fanno discutere nell'area di governo M5S (e non solo) le parole di Alessandro Di Battista su alleanze e due mandati. Nelle anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa, l'ex deputato grillino esclude l'ipotesi scissione ma blinda il limite dei due mandati definendolo una regola "fondativa" del M5S e minaccia di abbandonare il Movimento qualora quest'ultima bandiera dovesse essere ammainata. Da 'Dibba' parte un nuovo affondo anche nei confronti dell'alleanza col Pd: "Se andassimo in coalizione coi dem prenderemmo l'8%". Dichiarazioni che però, mentre il Paese è alle prese con la difficile gestione del Covid 19, vengono bollate come inopportune da numerosi eletti e anche da esponenti di spicco del governo. "Mentre si rischia il lockdown questo parla di mandati e candidature...", sentenzia un ministro pentastellato di primo piano in una chat, secondo quanto apprende l'Adnkronos.

La coabitazione col Pd è fonte di tensioni e malumori anche dentro la stessa compagine di governo pentastellata. "Siamo deboli verso il Pd", lo sfogo del vice titolare del Mise Stefano Buffagni, riportato da fonti grilline dopo una sfuriata del capo politico Vito Crimi. Il reggente M5S aveva infatti criticato una nota con la quale il sottosegretario al Mef Alessio Villarosa chiedeva alla viceministra Laura Castelli di predisporre una circolare alla luce della sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione sui derivati degli enti locali. Vorrei sapere se è questo il modo di lavorare in una squadra, le parole di Crimi, a quanto viene riferito. "Ho solo chiesto di portare avanti una battaglia storica del M5S sui derivati...", replica, interpellato dall'Adnkronos, lo stesso Villarosa.

Nel frattempo, in vista degli stati generali del 14-15 novembre, cambia il regolamento del congresso con l'introduzione di una 'clausola anti-cordate'. Nei giorni scorsi l'Adnkronos ha raccontato i malumori per una clausola contenuta nel regolamento, in base alla quale ogni partecipante non avrebbe avuto limitazioni sul numero di preferenze espresse per la scelta dei rappresentanti che prenderanno parte alla due giorni finale del 14-15 novembre.

"Questa clausola è pericolosa", l'allarme lanciato da fonti pentastellate: "c'è il rischio che si formino delle cordate per impedire ad alcune persone, magari apprezzate dagli attivisti, di partecipare agli stati generali". Le proteste sono state accolte dai vertici 5 Stelle, che hanno così deciso di modificare la regola contestata. Ora ogni partecipante "potrà esprimere un numero di preferenze fino ad un terzo, arrotondato all'unità più prossima, del numero di rappresentanti da eleggere della propria componente di riferimento".

Mentre la resa dei conti di novembre si avvicina, Di Battista incassa l'appoggio di 9 eletti, che in una nota esprimono il loro sostegno all'agenda 2020-2030 presentata nei giorni scorsi dall'ex deputato romano, rimarcando il loro no a una alleanza strutturale con il Partito democratico. "Lo sconcerto che ha prodotto in noi l'ipotesi ventilata da alcuni di legare il Movimento strutturalmente ad un partito di establishment come il Pd, ci ha spinto ad assumere una posizione pubblica, a fare una scelta di campo, pur senza mettere in discussione il sostegno al governo", scrivono in un comunicato le senatrici Bianca Laura Granato, Luisa Angrisani e Barbara Lezzi, gli eurodeputati Piernicola Pedicini, Rosa D'Amato, Ignazio Corrao ed Eleonora Evi, la consigliera regionale campana Mari Muscarà e la facilitatrice campana Anna Lucia Grimaldi.

All'interno del Movimento resta poi il gelo su Davide Casaleggio, presidente dell'Associazione Rousseau, con cui lo stato maggiore M5S ha ingaggiato una sorta di braccio di ferro sulla futura gestione della piattaforma web. Intervistato sempre da Vespa, Casaleggio ha ribadito la sua contrarietà alla trasformazione del Movimento in partito ("torno a coltivare altri interessi") e ha detto di preferire alleanze con le liste civiche rispetto al Pd. Niet anche all'ipotesi di una segreteria collegiale: "Se parliamo di collegialità ci sono gli iscritti e c'è il Team del Futuro. Le segreterie appartengono al modello partitico", taglia corto l'erede di Gianroberto Casaleggio.

(di Antonio Atte)