M5S, Conte vanta i successi nei collegi. Al Pd: dialogo difficile

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Roma, 26 set. (askanews) - Sono i seggi conquistati nei collegi uninominali la medaglia che Giuseppe Conte si appunta sul petto nella conferenza stampa "a freddo", nel pomeriggio a Montecitorio, che replica e approfondisce le analisi offerte ai giornalisti in nottata dalla sede nazionale del Movimento 5 stelle. "Possiamo vincere in quindici collegi. Sono dati importanti perché andavamo da soli, dimostra la nostra credibilità", rivendica il leader stellato, "e io potrei essere eletto in Lombardia, significa che rappresentiamo tutto il Paese, non solo il Sud".

Per il resto l'ex premier rimarca la distanza fra i sondaggi estivi, "ci davano al 6-7 per cento - sottolinea, esagerando un po - il 15 per cento è un grande successo". Anche perché, ricorda togliendosi qualche sassolino dalla scarpa, "il M5S viene da un percorso travagliato, ha vissuto passaggi come il sostegno al governo Draghi che ha portato molti parlamentari a lasciare il Movimento, poi c'è stata una scissione. Ma il voto ha dimostrato la fiducia da parte dei cittadini, nonostante tutte le forze politiche ci abbiano attaccato e i rappresentanti del pensiero unico ci davano per finiti".

A proposito di sassolini, Conte replica a muso duro a Enrico Letta che è tornato ad accusarlo dell'esito elettorale per la scelta di rottura col governo Draghi. "Letta oggi ha puntato il dito contro di me molto esplicitamente e molto univocamente. Credo che di fronte a una sconfitta un leader non cerchi un nemico esterno o capri espiatori cui affibbiare la responsabilità". Anche se, precisa, "non c'è una questione personale, con Letta non ho mai litigato, a un certo punto è semplicemente sparito". Quanto al congresso annunciato dei democratici, "non mi permetto ovviamente di dire in che termini deve svolgersi ma mi ha colpito la dichiarazione del presidente Anci, Decaro, per la chiarezza dei toni a proposito delle logiche da superare", commenta.

Dal podio dell'auletta dei gruppi parlamentari della Camera, scelta forse per evitare gli spazi angusti della sede di via di Campo Marzio, Conte, oltre ai soliti moniti sulla difesa intransigente del reddito di cittadinanza, lancia due diffide, all'indirizzo di Giorgia Meloni e del Pd. Alla vincitrice indiscussa delle elezioni ricorda che, in tema di riforme costituzionali, "quando non si è maggioranza nel Paese bisogna essere prudenti perché il rischio è quello di prendere una bocciatura come quella che prese Renzi". Agli ex alleati del Nazareno spiega che in vista delle elezioni regionali nel Lazio, dove Pd e M5S al momento governano insieme, una eventuale alleanza "non se la portano da casa", come dicono a Roma. "Valuteremo ma fissiamo un'asticella molto alta, abbiamo fatto esperienza dei rapporti col Pd, posso dire che non sarà facile il dialogo con noi".

Nota conclusiva anche per il suo successore a palazzo Chigi: non spetta a Mario Draghi, sottolinea Conte, fare il suggeritore per il nuovo governo. "Io penso sempre ai percorsi istituzionali, credo che l'interlocutore sia il capo dello Stato", precisa rivendicando di non aver avuto la pretesa di indirizzare le scelte di Draghi, all'epoca del cambio della guardia fra lui e l'ex presidente della Bce.