M5S, countdown per Rousseau

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Ansia, malumori e rumors sempre più insistenti. Nel giorno in cui scade l'ultimatum di Rousseau al Movimento 5 Stelle, i parlamentari grillini si interrogano sul futuro. Domani l'Associazione di Davide Casaleggio, che fino a oggi ha gestito la piattaforma della democrazia diretta M5S, dirà se intende recidere definitivamente i rapporti con il Movimento, come molti eletti auspicano in queste ore. "Qualora i rapporti pendenti non verranno definiti entro questa data (il 22 aprile, ndr.), saremo costretti a immaginare per Rousseau un percorso diverso, lontano da chi non rispetta gli accordi e vicino, invece, a chi vuole creare un impatto positivo sul mondo", scrive l'Associazione in un post datato 8 aprile. Ma in attesa delle comunicazioni di Casaleggio, tra Camera e Senato si susseguono indiscrezioni anche su una possibile deroga alla regola dei due mandati, blindata dal garante Beppe Grillo.

Ad alimentarle, a quanto apprende l'Adnkronos, alcuni incontri che il capo politico reggente, Vito Crimi, sta avendo in questi giorni con i parlamentari della 'vecchia guardia'. Alcuni degli eletti che lo hanno incontrato sostengono che Crimi avrebbe dato rassicurazioni sul fatto che nel nuovo statuto ci sarà una sorta di deroga al limite del secondo mandato legata ad alcune caratteristiche che i parlamentari 'meritevoli' dovrebbero avere. Se così fosse, il capo politico in pectore Giuseppe Conte ne sarebbe sicuramente a conoscenza. Ma dall'entourage dell'ex premier smentiscono seccamente: "non bisogna rincorrere tutte le voci", rispondono al riguardo.

E anche i 'big' che - stando ai rumors - sarebbero stati raggiunti da telefonate che andrebbero in questa direzione smentiscono di averle avute. Forse, si ragiona in ambienti parlamentari, si tratta di voci montate ad arte per motivare parlamentari ormai sfiduciati e dubbiosi sull'opportunità di versare un contributo - 2.500 euro al mese - ancor più sostanzioso rispetto al passato. Oltre a evitare nuovi addii. In molti, infatti, sono convinti che il nuovo statuto sarà accompagnato da un'emorragia di eletti, "una non adesione al nuovo corso più che un abbandono", assicura un deputato che sembra già aver deciso qual è la strada da intraprendere.

Le voci su eventuali aperture circa il terzo mandato, ad ogni modo, scatenano l'ira di molti eletti alla prima legislatura: le indiscrezioni, sostengono fonti parlamentari, "mirano esclusivamente a ridurre la fiducia nel progetto di Conte". "E' chiaro a tutti che un eventuale cedimento alle condizioni di taluni incrinerebbe non solo i rapporti con la base ma anche con tutti gli eletti che ad oggi quelle regole le hanno accettate e rispettate tornando giustamente a svolgere la propria attività lavorativa. Capiamo - insistono le stesse fonti - che forse alcune voci corrono sulla base di necessità di contributi economici al nuovo progetto, ma siamo sicuri che Conte non negozi i doverosi valori di ricambio generazionale e fiducia nei giovani, da professore e da futuro capo politico li saprà sicuramente interpretare al meglio". (di Antonio Atte e Ileana Sciarra).