M5S, deputato espulso per bonus Inps: "Giarrusso ha violato le regole"

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"Giarrusso ha infranto una regola interna, è palese. Ma è una brava persona, non credo abbia fatto chissà quali intrallazzi con le lobby". Marco Rizzone, deputato del Gruppo Misto, fu espulso dal Movimento 5 Stelle per aver chiesto e ottenuto il bonus Inps destinato alle partite Iva in difficoltà per l'emergenza Covid. Ora nel M5S la bufera si è abbattuta sull'europarlamentare Dino Giarrusso, finito sotto la lente d'ingrandimento dei probiviri per alcune donazioni ricevute in campagna elettorale: tra queste, un contributo di circa 5mila euro da parte di una lobbista. "Ma la mia vicenda - dice Rizzone all'Adnkronos - è diversa da quella di Giarrusso. Io non vedo nessuna correlazione. Io non ho violato nessuna regola: né dello Stato, né del Movimento. Ho fatto una cosa pienamente legale e legittima. Lui sembrerebbe aver violato un vademecum che prevedeva un tetto di 3mila euro per le donazioni ricevute da uno stesso soggetto".

"Quando c'è una violazione del regolamento", il procedimento disciplinare "dovrebbe essere automatico", osserva il deputato ligure. Giarrusso ha fatto bene ad accettare quei soldi? "Forse doveva essere un po' più cauto e valutare le conseguenze. C'era una soglia, non è stata rispettata una regola. L'errore è chiaro. L'infrangimento di una regola è palese e credo non sia contestabile, nemmeno da Giarrusso".

L'ex Iena va espulsa, quindi? "Le cose del Movimento non mi riguardano più, espellerlo non mi dà alcuna soddisfazione. Secondo me il M5S dovrebbe espellere tante altre persone, come quelli che ad esempio non restituiscono le indennità di carica. Molti mesi fa - insiste Rizzone - io e altri abbiamo segnalato a Crimi in persona che il senatore Marilotti (dimessosi dal M5S pochi giorni fa e passato al Misto, ndr) non restituiva l'indennità di carica da presidente della Commissione Biblioteca del Senato... decine di migliaia di euro. Questa cosa è sempre stata coperta".

"Il rispetto delle regole per me ci deve essere sempre. In alcuni casi vengono fatti due pesi e due misure a seconda delle persone, perché magari un senatore serve di più di un deputato... Il fatto che ci fossero delle persone, in particolare senatori, che non avevano rinunciato all'indennità di carica, come invece fanno tutti i presidenti di Commissione qui alla Camera, è una cosa che tutti sapevano, che era stata già palesata in assemblea. E nessuno è intervenuto", conclude.

(di Antonio Atte)