M5s, Fioramonti: devo circa 20mila euro, li donerò a ente ricerca

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Roma, 8 gen. (askanews) - "Debitore di 70 mila euro? E' una forzatura, una cifra sproporzionata. Sarebbero 7 mila euro al mese di mancate restituzioni. La realtà è che ne devo poco meno di 20 mila. Li restituirò, a un ente di ricerca che ho cominciato a costruire da Ministro, il tecnopolo di Taranto, che ha una dotazione economica risibile". Così l'ex ministro Lorenzo Fioramonti, intervistato in Circo Massimo su Radio Capital, interviene sulle polemiche che lo riguardano dopo le sue dimissioni e l'uscita dal Movimento 5 Stelle.

Fioramonti però spiega anche perché a un certo punto ha smesso di restituire parte del suo stipendio. "Mi sono dimesso dopo aver detto per circa sei mesi che lo avrei fatto, non è stata una notizia improvvisa. Da inizio dicembre avevo dialogato con il Presidente del Consiglio per fare in modo che si trovasse una modalità diversa, una dimissione rientrata, o una dimissione ma concordata che portasse a gennaio ad avere un ministro con i pieni poteri. Il paradosso è che io lascio il Ministero e in mezz'ora si scatena una bufera contro di me organizzata dalla leadership. Ho deciso di non versare perché si è passati da una donazione allo Stato a una donazione a un conto privato. E non si capisce chi lo gestisce, non c'è un revisore dei conti non c'è un ente terzo che li gestisca, una fondazione una associazione a cui possa bussare e chiedere una ricevuta, in modo che possa sapere chi tocca questi fondi per quale motivo. Inoltre - aggiunge - c'è un ruolo sospetto di una organizzazione privata, la Casaleggio".

"Le chiavi di quel conto - prosegue - a quanto sappiamo le ha il signor Luigi Di Maio e gli ex capigruppo Patuanelli e D'Uva. Ma non sarebbe normale che un conto con milioni di euro sia gestita almeno come il conto di una bocciofila di quartiere?", osserva Fioramonti che poi spiega che non è stato l'unico a farsi queste domande e avere questi dubbi. "Questo ha creato problemi a tutti noi" spiega l'ex Ministro, alludendo alle decine di parlamentari che hanno smesso di rimborsare.

Fioramonti poi torna a parlare del dissenso soffocato nel Movimento e dice che capisce "che all'inizio ci potesse essere la necessità di non creare fazioni. Ma ci vuole costante momento di confronto. Ritenevo che ci fosse. Mi hanno detto che c'era anche nella legislatura passata. Poi è stata fatta scelta governista e si è andati in senso opposto. Non esistevano strumenti come congressi o un confronto interno. Con tante altre persone abbiamo provato per un anno e mezzo a modificare questo, lavando i panni sporchi in famiglia, poi abbiamo constatato che non era più possibile". (Segue)