M5S, Frate: "Espulsioni? Alla fine ne rimarrà soltanto uno"

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di Antonio Atte 

"Dobbiamo essere intellettualmente onesti e chiamare le cose col giusto nome. Aveva senso parlare di 'restituzione' fintanto che i soldi andavano al Bilancio dello Stato, a beneficio della collettività, e non ad un conto corrente privato al quale non abbiamo facoltà di accesso diretto e di cui ignoriamo la movimentazione bancaria". A parlare, interpellata dall'Adnkronos, è la deputata del M5S Flora Frate, che, stando al sito tirendiconto.it, risulta essere tra i parlamentari non in regola con le rendicontazioni e quindi a rischio sanzioni disciplinari. "Sarò ben lieta di fare la mia parte quando avremo un sistema non più discrezionale", sottolinea. 

Alla domanda sul perché non abbia effettuato alcun versamento nell'anno 2019 (nella lista di chi non ha rendicontato nulla, spulciando il sito, figurano anche: Nicola Acunzo, Nadia Aprile, Santi Cappellani, Paolo Niccolò Romano, Andrea Vallascas, Cristiano Anastasi, Vittoria Bogo Deledda, Alfonso Ciampolillo, Luigi Di Marzio, Fabio Di Micco, Mario Michele Giarrusso), Frate replica: "Quella delle restituzioni è una pratica che, sebbene teoricamente nobile, nei fatti assume connotazioni travisate. Non ho mai nascosto perplessità e ho sempre formulato proposte alternative, i vertici lo sanno benissimo. Ma devo riscontrare che non c'è mai stata una discussione collegiale, un momento di confronto e di dialogo. Solo chiusura e pregiudizi, chi ha un'idea diversa è spesso marchiato come eretico, un controrivoluzionario". 

Una "chiusura" che la deputata dice di aver sperimentato "personalmente con il DL Scuola, il caso più emblematico, dove ogni ipotesi di riforma è stata bocciata a prescindere. Sembra che pagare sia l'unico strumento per avere diritto di parola e, in alcuni casi, ottenere ruoli apicali nel M5S". 

"L'impegno che ciascun parlamentare ha assunto all'inizio della Legislatura" sul tema delle restituzioni "è cambiato arbitrariamente, senza che qualcuno si preoccupasse di conoscere il nostro parere o procedere ad una regolare votazione democratica", lamenta la parlamentare, che aggiunge: "Si interpella Rousseau per la formazione del Governo, precedente anomalo nella nostra storia repubblicana, ma deputati e senatori non hanno voce in capitolo su nulla".  

"È un reato - domanda Frate - chiedere trasparenza assoluta e libertà incondizionata di verifica? Con i soldi pubblici, soprattutto quando ci sono in ballo anche interessi di soggetti privati, non si scherza. La Prima Repubblica dovrebbe avercelo insegnato". E ancora: "Le restituzioni coincidono con la forma giuridica della donazione. Ebbene, sarò ben lieta di fare la mia parte quando avremo un sistema non più discrezionale e che privilegi la reale volontà del donante, libero di scegliere senza condizionamenti dall'alto a chi destinare le proprie risorse, se ad un territorio o ad un Ente di ricerca, ad una scuola piuttosto che ad un ospedale. La donazione obbligatoria è un ossimoro che porta all'implosione". 

A chi le chiede delle possibili sanzioni disciplinari in arrivo, Frate risponde: "Sento parlare di espulsione, un tema che trovo francamente stucchevole. Credo, piuttosto, che si debba insistere con la critica costruttiva e la ricerca della sintesi. Perché è così che si fa nei partiti delle democrazie occidentali. Ed io continuerò a dare il mio contributo auspicando che alla fine prevalga il buon senso. Altrimenti cosa accadrà? Mi viene in mente la frase di un vecchio film... 'ne rimarrà soltanto uno'".