M5S, senza 40% accordo programma. Dibba: Con 38% Mattarella ci darà incarico

Elisabetta Graziani
M5S, senza 40% accordo programma. Dibba: Con 38% Mattarella ci darà incarico

Pensione di cittadinanza, imprese e sburocratizzazione, natalità, spesometro e redditometro. Luigi Di Maio punta su temi e target cari al centrodestra e ingaggia un duello a distanza con Silvio Berlusconi

che a Milano coglie l'occasione per attaccare i Cinquestelle, definendoli vittime del "diktat di un comico e del figlio del socio di questo vecchio comico" e "pervasi dall'invidia per chi ha raggiunto un certo benessere e fa l'imprenditore".

Replica Di Maio: "Silvio Berlusconi dice che gli imprenditori ci odiano? La smentita arriva in diretta da qui dove centinaia di imprenditori sono riuniti alla Nero Giardini per ascoltare il programma del M5S e dalle decine di imprenditori candidati con noi nei collegi uninominali".

Mentre un post a doppia firma sul blog di Grillo e su quello delle Stelle smentisce qualsiasi tensione interna fra garante e candidato premier sulle alleanze - "nessuna frattura" - Di Maio si preoccupa di parlare agli elettori e di conquistarne nuove fette in attesa del Grande Evento: la proclamazione domani al Villaggio Rousseau di Pescara dei candidati al plurinominale, selezionati attraverso le parlamentarie.

Tocca poi ad Alessandro Di Battista rispondere alle proteste degli esclusi dalle primarie. "Chi ha la responsabilità di fare le liste - spiega - ha il diritto e il dovere di valutare i profili di chi vuole candidarsi perché magari ci sono bravissime persone ma non ancora in grado di ricoprire un incarico così impegnativo come quello dentro il Parlamento". Il Movimento è cresciuto rispetto a cinque anni fa. E sul caso del presidente del Codacons, Carlo Rienzi, replica: "Le spiegazioni sono già state date".

Quindi, aggiunge: "Ci sono persone che sanno che se fanno ricorso sono sulle prime pagine giornali o vengono invitati in tv". Davide Casaleggio si limita a un elogio del programma Cinquestelle "il più innovativo e partecipato".

La seconda giornata al Villaggio Rousseau di Pescara - che gli stessi Cinquestelle definiscono 'le Frattocchie pentastellate' - trascorre a pieno ritmo, con qualche cameo. Il primo, l'ex capo della segreteria politica della giunta Raggi, Salvatore Romeo, compare all'improvviso alle sei di sera e si affretta ad assicurare di non essere candidato. Il secondo, il sociologo Derrick De Kerckhove, allievo di Marshall MacLuhan e ospite d'onore della tre giorni smonta la democrazia diretta, sostenendo che "è finta e pericolosa" in quanto crea "la legge del numero" mentre "l'algoritmo non è democrazia".

Salvo poi inviare attraverso una nota ufficiale una 'excusatio non petita': "La democrazia partecipata del Movimento 5 stelle è un antidoto alla datacrazia - specifica -. Non ho mai detto né pensato che il Movimento 5 stelle è pericoloso. Altrimenti non sarei qui a partecipare a questa splendida iniziativa". Sulla questione alleanze post voto, Di Battista chiarisce: "Quando avremo verificato quanti voti avremo preso, faremo un appello al Parlamento nel caso non saremo arrivati al 40%. E Luigi chiederà la fiducia al Parlamento su dei punti, senza nessuno scambio di poltrone. A quali gruppi politici chiederemo l'appoggio al programma? Non lo so, valuteremo la sera delle elezioni in base ai voti presi da ciascun gruppo".

Insomma le intese dopo le elezioni, il M5s non le vuole ma questa legge elettorale le prevede, è il ragionamento di 'Dibba' che apre a un "accordo programmatico". Ma lui non ci vuole pensare e dopo un espresso rammarico per "questo Paese orrendamente democristiano", punta soltanto alla più rosea delle ipotesi: "Se il M5S dovesse prendere il 38%, il Presidente della Repubblica ci darà l'incarico, santa pazienza!".