M5s, Grillo spinge per leader unico. L'ira degli espulsi: "Chiediamo danni"

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"La leadership è leadership". Chi è vicino a Giuseppe Conte - impegnato in queste ore nella stesura del "progetto rifondativo" del Movimento 5 Stelle - è sicuro: nel M5S 2.0 immaginato dall'ex premier non ci sarà spazio per il Comitato direttivo, l'organismo collegiale partorito dagli Stati generali e che, dopo il voto degli iscritti del 17 febbraio, avrebbe dovuto sostituire il modello del capo politico. "Beppe Grillo - spiegano all'Adnkronos fonti di primo piano - ha detto chiaramente che la segreteria dei cinque è superata". Con buona pace di chi, nel Movimento, non ha intenzione di tornare al modello dell''uomo solo al comando' e vorrebbe affiancare al leader in pectore una struttura per distribuire peso e responsabilità. "Il voto della base, che ha indicato la strada di una governance a cinque, non va ignorato", il ragionamento che trapela. Nei prossimi giorni non si esclude un nuovo vertice tra Conte e Grillo. Molti i nodi sul tavolo: tra questi, il rapporto con l'Associazione Rousseau di Davide Casaleggio, il quale è tornato a battere cassa ai gruppi di Camera e Senato chiedendo il saldo del debito accumulato nei confronti della piattaforma (la cifra supererebbe i 400mila euro).

A preoccupare i vertici sono anche altre grane legali. Oggi otto parlamentari espulsi (sei senatori e due deputate) hanno conferito all'avvocato Daniele Granara il mandato di procedere nei confronti del Movimento 5 Stelle. "Depositeremo il ricorso sia in sede parlamentare (presso la Commissione contenziosa del Senato e il Consiglio di giurisdizione della Camera) che in sede civile. Chiederemo anche il risarcimento dei danni morali, di immagine ed esistenziali", annuncia il legale.

Per bypassare le 'rogne' giudiziarie è stata ipotizzata anche la costituzione di una nuova Associazione M5S. Una creatura giuridica fondata ex novo, per sostituire quella creata nel 2017 da Casaleggio jr e Luigi Di Maio. "Il tema non è all'ordine del giorno", ha detto l'avvocato di Grillo, Andrea Ciannavei. Ma l'ipotesi - ammette chi sta lavorando al dossier - rimane sullo sfondo.

Sfuma, inoltre, la prospettiva di un 'ritorno all'ovile' per i parlamentari allontanati dai gruppi di Montecitorio e Palazzo Madama 'rei' di aver votato contro la fiducia al governo Draghi. "Non ci sarà nessun reintegro o grazia per gli espulsi", ha precisato il reggente M5S Vito Crimi, rispondendo alle domande dei parlamentari durante l'assemblea di martedì sera.

Tuttavia, ha proseguito Crimi nel suo ragionamento, chi aspira al reintegro deve dimostrare "con i fatti" di aver cambiato opinione sul governo: ovvero, votare la fiducia all'esecutivo. Il percorso di 'riabilitazione' prevede che i 'pentiti' comunichino le loro intenzioni ai direttivi: poi saranno i vertici a valutare. L'offerta di perdono cade però nel vuoto. "Rimango al 41 bis", ironizza uno degli espulsi. (di Antonio Atte)